Buongiorno,
incredibile come passano i mesi, i giorni e le ore...siamo già in luglio, e come ogni inizio del mese siete le benvenute alla Rubrica:
Per la verità si preferirebbe un tè freddo, comunque, freddo o caldo il tè di questo mese lo prenderemo con una scrittrice italiana che ha molte analogie con le scrittrici inglesi dell'ottocento. Anche lei ha cominciato a scrivere e pubblicare romanzi molto giovane. Nei suoi racconti c'è tutta l'inquietudine familiare dei romanzi dell'ottocento inglese, con i deliri talvolta comici e tragici dei protagonisti.
scrittrice e poetessa italiana
1912/1985
* Cara signora Morante ci può raccontare un po' di lei? Dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Roma il 18 agosto 1912 nel quartiere popolare di Testaccio da Irma Poggibonsi e Francesco Lo Monaco. L'uomo che mi ha riconosciuta come figlia naturale e mi ha dato il suo cognome è stato il marito di mia madre Augusto Morante ma io sono figlia di Francesco Lo Monaco un impiegato delle poste, così come i miei quattro fratelli.
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Com'è stato il rapporto con suo padre naturale?
- Io ero la figlia maggiore, fui la prima a sapere la verità, cioè che il mio padre biologico era un'altra persona. Per certi versi lo detestavo ma ebbi momenti di grande malinconia quando venimmo a sapere che si era suicidato nel 1945.
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Lasciò la famiglia molto presto?
- Si lasciai la famiglia a diciotto anni e non potendo proseguire gli studi alla Facoltà di Lettere per ristrettezze economiche, mi mantenevo compilando tesi, cambiando stanze di pensione e camere ammobiliate, fino ad avere un piccolo appartamento in affitto nel 1935. Iniziai allora a scrivere racconti che poi riunii nella raccolta "Lo scialle andaluso" pubblicato nel 1963.
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Qualche anno dopo lei conobbe colui che divenne suo marito cioè Alberto Moravia?
- Conobbi Alberto nel 1936 e ci sposammo nel 1941, abitavamo a Roma ma presto fummo costretti a fuggire per le idee antifasciste di entrambi. Ci rifugiammo a Fondi un paesino della ciociaria dove fra paure, stenti e fame io terminai di scrivere
Menzogna e Sortilegio e iniziai
La Storia. In quel periodo Alberto scrisse
La Ciociara.
Nel 1948 ritornammo a Roma, venne pubblicato da Einaudi
Menzogna e Sortilegio, il libro ottenne notevole successo grazie al Premio Viareggio.
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Nel 1957 scrisse un altro romanzo destinato ad avere successo per le sua qualità di narratrice...
- Si,
L'Isola di Arturo ambientato a Procida con il quale vinsi il Premio Strega. Il romanzo sviluppa il tema della crescita e della formazione di un adolescente che si evolve attraverso le deludenti esperienze della vita.
* Nei suoi libri lei sta spesso dalla parte dei vinti, dei sofferenti e li circonda di amore materno.
- Forse è la mia rinuncia alla maternità che inconsciamente si ribella dentro di me.
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Lei non parlò mai né scrisse delle sue produzioni giovanili perché?
- A tredici anni scrissi e illustrai delle favole che raccolsi in
Le straordinarie avventure di Caterina . Pubblicate per la prima volta da Einaudi quando avevo trent'anni nel 1942. Non ho mai rinnegato gli scritti giovanili, solo che le esperienze della vita mi segnarono profondamente e sopirono in me l’infantile ottimismo, ho sempre avuto grande fiducia nella forza dei bambini perché i bambini
” sono i soli che si interessano a cose serie e importanti”.
Non sappiamo granché della sua infanzia, di certo fu il periodo più spensierato della sua vita, passato tra i libri e l'immaginazione. Sappiamo che amava i gatti che aveva occhi grandi e lo sguardo severo.
Elsa Morante ha scritto sempre contro tutto e contro tutti pur essendo nello stesso tempo sofisticata, aristocratica e popolare.
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Il pomeriggio è trascorso in piacevole compagnia, e voi cosa pensate del personaggio
che ho scelto questo mese? Un vostro parere sarebbe molto gradito, non esitate a commentare,
il blog è un luogo di confronto, non dimentichiamolo.
Citazioni da:
La fiaba estrema. Elsa Morante tra vita e scrittura, Carocci 339 pagine, , Roma 2012
Marcello Morante, Maledetta benedetta, Garzanti 136 pagine Milano 1986