sabato 25 aprile 2020

Oggi, 75 anni dalla Liberazione





[Appena si fece giorno, l'Agnese si vesti, preparò la 
colazione sulla tavola, svegliò il soldato, gli disse di 
partire subito, che c'erano i tedeschi in paese. Lui 
andò a lavarsi al pozzo, e intanto l'Agnese portò a 
Palita la sua tazza di latte caldo. La porta era aperta 
sull'aia. Un gran silenzio occupava la campagna, 
un'aria bianca di settembre senza sole. Qualcuno ar- 
rivò correndo coi piedi scalzi, era un ragazzo che abi- 
tava più lontano, verso la valle. Senza fermarsi, disse: 
— I tedeschi. Vengono qui — . Il soldato diventò pal- 
lido, si mise in fretta la giubba e le scarpe. L'Agnese 
gli diede del pane: — Vai per questo sentiero. Più 
avanti c'è un fosso grande sotto l'argine. Nasconditi 
là. Stasera ritorna. Ti troverò un vestito da bor- 
ghese — . Egli scappò di corsa, e intanto s'udì crescere 
un rombo di motore; un piccolo camion sbucò dalla 
cavedagna, frenò sull'aia, i tedeschi saltarono a terra. 
L'aia, la campagna, il mondo furono guastati dai loro 
aspetti meccanici disumani, pelle, ciglia, capelli quasi 
tutti di un solo colore sbiadito, e occhi stretti, crudeli, 
opachi come di vetro sporco. I mitra sembravano parte 
di essi, della loro stessa sostanza viva. Erano otto sol- 
dati e un maresciallo. 

Andarono verso la casa. Il sottufficiale aveva in
mano un foglio rosa. Disse: — Ottavi Paolo? — ma 
l'accento deformò il nome, che parve una parola te- 
desca. Palita non lo capi, e stava sulla porta, tirandosi 
su i pantaloni. — Rispondere, — urlò il maresciallo. 

— Dove essere Ottavi Paolo? — Palita rispose: — 
Sono io — , Dietro di lui apparve la faccia dura e spa- 
ventata dell'Agnese. — Qui disertori, soldati italiani? 

— domandò il tedesco. Fece per entrare, ma l'Agnese 
gli sbarrava la porta, e lui la urtò leggermente, pas- 
sando, col calcio del fucile. Guardò in cucina, nella 
stanza, mentre i soldati cercavano nel fienile, nel pol- 
laio, nella stalla. L'Agnese e Palita stavano stretti con- 
tro il muro e li seguivano con gli occhi. Uno andò 
verso l'uscio chiuso della Minghina. — Nein, — disse 
secco il maresciallo, e il soldato tornò indietro. 

— Voi Ottavi Paolo venire con noi, — dichiarò 
finalmente il tedesco. L'Agnese gli andò incontro: 
s'era come svegliata, camminava viva e pesante come 
quando decideva di compiere un'insolita fatica. — 
Dove lo portate? — chiese con severità. — Che cosa 
vi ha fatto? — Il maresciallo rispose: — Arbaiten. 
Lavoro, — e le voltò le spalle. L'Agnese lo afferrò per 
un braccio, lui indietreggiò, liberandosi con uno 
strappo. — È malato, — disse l'Agnese. — Non può 
lavorare. — Raus! — comandò il tedesco impaziente. 
Palita aveva preso la giacca e il cappello, e andava 
verso il camion in mezzo a due soldati. L'Agnese gli 
corse dietro, gli strinse le braccia intorno al collo. Uno 
dei tedeschi tentò di staccarla, ma lei lo scostò con una 
spinta. Allora il soldato le appoggiò il fucile alla 
schiena, e la voce sgarbata ripeté: — Raus! ......]


(Renata Viganò-L'Agnese va a morire Ed. Einaudi 1949)

Questo romanzo, scritto da una donna che prese parte attiva alla Resistenza  racconta giorno per giorno e mese dopo mese, la cronaca della lotta per la Liberazione nelle valli di Comacchio: le fughe, le fucilazioni, i tradimenti, le sconfitte, le vittorie, ma anche i piccoli gesti quotidiani; il risentimento collettivo di fronte all'offesa dell'invasione, il buon senso popolare che si trasforma in volontà di giustizia e in capacità di lotta organizzata. L'Agnese rappresenta migliaia di operai, di contadini che non credevano di poter avere una funzione determinante nella vita nazionale, e trovandosi nella lotta, a poco a poco videro formarsi in loro un nuovo spirito di responsabilità, un'attitudine a decidere sul destino proprio e delle future generazioni. Questo è stato il miracolo della Resistenza, questo è il miracolo che si ripete ogni volta che il popolo sviluppa un'iniziativa e assume la responsabilità del suo avvenire.





lunedì 20 aprile 2020

Anemoni


Buon lunedì,

come state? In questa situazione  è la domanda che ci facciamo di più, a volte gridata da lontano tra i balconi o al supermercato abbassando un po' la mascherina  e rischiando di non riconoscere le persone.
Oggi ho ripreso l'acquerello, così tanto per fare qualcosa di diverso.


















Altre due settimane di quarantena, poi pian piano ritorneremo "noi", anche se non sarà come prima.


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domenica 5 aprile 2020

La mia domenica delle palme


Buongiorno e buona domenica,







Mi manca il suono delle campane, quelle campane che svegliano festose  le mie domeniche. Non capisco perchè i campanili sono diventati silenziosi, loro non potrebbero infettare nessuno e allora perchè toglierci quel suono che ci chiama ad una preghiera comunitaria?



Il suono delle campane esprime i sentimenti del popolo di Dio quando esulta, quando piange e quando chiama all'unità di una preghiera.

Domani inizia la Settimana Santa,  una settimana che ci porterà alla rievocazione della Resurrezione di Cristo e, anche se non suoneranno le campane, faremo crescere dentro di noi la speranza di una nuova rinascita e guarigione del corpo e dell'anima.



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mercoledì 1 aprile 2020

Aprile/Un Tè con...


Buongiorno,








ecco aprile con il  giorno 25 che ricorre con tutta la sua forza ancor oggi. Questo mese, a prendere il tè con noi, simbolicamente, abbiamo una donna da primato:





TINA ANSELMI
(1927/2016)


Durante il suo ministero alla Sanità (1978-1979), vengono approvate tre leggi pilastro della nostra storia civile e collettiva, oltre la legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (legge 833 del 1978), la riforma dell’assistenza psichiatrica (legge 180 del 1978, la “Legge Basaglia”) e la sua firma è presente sulla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza del 1978 (Tina Anselmi, cattolicissima, appone la sua firma come ministro alla legge 194 sull’aborto, nonostante non l’avesse votata in Parlamento, per rimarcare il suo senso delle istituzioni e il rispetto della laicità dello Stato.. l’azione di Tina Anselmi fu decisiva in ciascuna di queste leggi.



- Cara Signora Anselmi, la conosciamo quasi tutti perchè lei è stata Ministro della Repubblica ma ci parli un po' della sua infanzia.
- Sono nata a  Castelfranco Veneto (Treviso)   il 25 marzo 1927 primogenita di quattro figli. Mio padre Ferruccio era socialista con in tasca la tessera firmata da Filippo Turati, mia mamma Norma cattolicissima gestiva un'osteria insieme alla nonna Maria..

- Come nasce il suo impegno nella militanza politica?
- Avevo 16 anni, frequentavo l'Istituto magistrale di Bassano del Grappa. La mattina del 26 settembre 1944 irruppe la polizia e ordinò a tutti gli studenti di recarsi in piazza. I fascisti e i tedeschi avevano compiuto un grande restrellamento sul Grappa di 43 giovani e costrinsero la popolazione e noi studenti ad assistere all'impiccagione. Fra quei giovani c'era il fratello della mia compagna di banco.
Quella mattina scelsi di non restare inerte di fronte a quell'implacabile imbarbarimento.

- Qualcuno le chiese di fare la staffetta partigiana?
- Fu l'occasione che non mi feci scappare, il mio nome in codice fu Gabriella e il mio mezzo di trasporto fu la mia bicicletta con la quale percorrevo diversi chilometri quotidianamente tra Treviso, Cittadella, Castelfranco e Bassano partivo alle 5 del mattino prima di andare a scuola.

- I pericoli erano tanti?
- Bisognava trasferire informazioni, radiotrasmittenti o addirittura armi. Il rischio di essere bloccata  e perquisita era altissimo.

- La popolazione è stata solidale con voi partigiani?
- Straordinaria! Ci offrivano pasti caldi, ci nascondevano e spesso ci ospitavano quando aspettavamo i lanci di paracadute degli Alleati.

- Dopo la guerra, si iscrive alla Facoltà di Lettere all'Università Cattolica di Milano?
- Sì, ma inizio un'attività sindacale a difesa delle lavoratrici tessili che lavorano senza contratto, senza tutele e con paghe misere. Io ero una studentessa e non correvo rischi con i padroni così mi spesi per loro facendo battaglie che loro non avevano il coraggio di intraprendere.

- Quando scelse di iscriversi al partito della Democrazia Cristiana?
- Nell'aprile del 1946 a diciannove anni. Il percorso in politica fu graduale ma già nel 1959 ero membro del Consiglio Nazionale. Nel 1958 sono stata in prima linea accanto alla collega socialista Lina Merlin nella durissima lotta per l'abolizione delle case chiuse.

- Da Parlamentare a Ministra, un percorso in ascesa...
- Nelle politiche del 1968 venni eletta alla Camera dei Deputati e sottosegretaria al Lavoro e Previdenza Sociale.Nel luglio 1976 Ministro del Lavoro.  Nel 1978 Ministro della Sanità, porta la  mia firma la legge 833 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale una conquista epocale nel campo della tutela dei diritti della persona.









Dopo la carriera da ministra, Anselmi ha continuato a essere deputata fino al 1992, ed è stata anche eletta presidente della Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2. Come parlamentare, è stata prima firmataria di una pionieristica proposta di legge sull’educazione sessuale nelle scuole nel 1979.

In questi giorni difficili per il nostro Paese, il plauso al servizio sanitario nazionale è unanime: nonostante le difficoltà dovute ai continui tagli e alla mancanza di personale, lo sforzo di medici e infermieri per fronteggiare questa crisi è senza precedenti. Se  oggi riusciamo  rispondere a una simile emergenza sanitaria è perché qualcuno credeva che l’accesso alle cure dovesse essere libero e gratuito per tutti. E a farlo è stata una donna, Tina Anselmi.








Credit:Donne della Repubblica Ed. Il Mulino





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