Visualizzazione post con etichetta libri e scrittori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri e scrittori. Mostra tutti i post

sabato 20 dicembre 2025

Racconto di Natale


LE TRE DOMANDE

di Lev Tolstoj







Un imperatore pensò di poter trovare la risposta a qualunque problema se solo avesse avuto la risposta a tre domande:
Qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa?
Quali sono le persone più importanti con cui collaborare?
Qual è la cosa che più conta sopra tutte?
L’imperatore emanò un editto che proclamava che chi avesse saputo rispondere alle tre domande avrebbe ricevuto una ricompensa generosa.
Molte furono le risposte che gli vennero proposte per la prima domanda:
chi gli consigliava di sviluppare dettagliati piani di lavoro, chi di fare grande attenzione allo sviluppo degli eventi, chi suggeriva di istituire comitati di saggi, altri di consultare maghi ed indovini.
Alla seconda domanda vennero date altre innumerevoli risposte: dare fiducia agli amministratori, affidarsi al clero e ai religiosi, ai medici o ai soldati.
Anche la terza domanda stimolò molte risposte diverse: la scienza, la fede, l’arte militare…
L’imperatore non fu soddisfatto delle risposte e la ricompensa non venne assegnata. Conoscendo la fama di illuminato che accompagnava un eremita che viveva sulle montagne, decise di rivolgersi a lui.
L’eremita, però, non abbandonava mai il suo ritiro e accoglieva solo la povera gente. L’imperatore decise allora di vestirsi da povero contadino e di lasciare i suoi soldati alle pendici del monte, per salire da solo la montagna.
Giunto alla capanna dell’eremita, l’imperatore lo vide vangare l’orto.
L’eremita vide lo sconosciuto, lo salutò e continuò a vangare.
L’eremita era vecchio e affaticato ed ogni colpo di zappa era accompagnato da un flebile gemito.
L’imperatore gli si avvicinò e disse: “Sono venuto per chiederti risposta a tre domande:
qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa?
Quali sono le persone più importanti con cui collaborare?
Qual è la cosa che più conta sopra tutte?”
L’eremita ascoltò attentamente quello sconosciuto, gli diede una pacca sulla spalla e continuò a vangare.
L’imperatore gli disse: ”Devi essere stanco, permettimi di darti una mano”.
L’eremita si fermò, lo ringraziò e gli passò la vanga sedendosi per terra a riposare.
Dopo un po’ l’imperatore si fermò per ripetere le sue tre domande ma l’eremita non rispose, si alzò, indicò la vanga e disse: “Perché non ti riposi, ora riprendo io”.  Ma l’imperatore continuò nel suo lavoro.

Qualche ora più tardi il sole si avviava a tramontare e a quel punto l’imperatore disse: “Sono venuto fino a qui per porti le mie tre domande, se non sai darmi una risposta ti prego di dirmelo che ritorno a casa.”
L’eremita alzò la testa e in quel momento indicò all’imperatore un uomo che correva loro incontro premendosi le mani insanguinate sullo stomaco. Arrivato presso di loro l’uomo si accasciò al suolo privo di sensi.
L’imperatore allora gli tolse i vestiti e vide che era gravemente ferito, gli pulì la ferita, lo fasciò usando la sua camicia ma il sangue continuava a sgorgare, sciacquò e rifece la fasciatura più volte, finché l’emorragia non fu fermata.
Il ferito riprese i sensi e chiese da bere.
L’imperatore corse al fiume e ritornò con una brocca d’acqua fresca.
Il sole era tramontato e l’aria notturna cominciava a farsi fredda.






L’eremita aiutò l’imperatore a trasportare il ferito nella capanna e ad adagiarlo sul suo letto.
L’uomo chiuse gli occhi e restò immobile.

Anche l’imperatore era sfinito per la lunga arrampicata e per il lavoro all’orto, si appoggiò al vano della porta e si addormentò.  Al suo risveglio il sole era già alto.
Per un attimo dimenticò dove era e cosa era venuto a fare.
Gettò un’occhiata al letto e vide il ferito che si guardava attorno smarrito.
Alla vista dell’imperatore si mise a fissarlo intensamente e gli disse in un sussurro.
“Vi prego, perdonatemi”.
“Ma di che cosa dovrei perdonarti?” rispose l’imperatore.
”Voi non mi conoscete, maestà, ma io vi conosco.
Ero vostro nemico mortale e avevo giurato di vendicarmi perché durante l’ultima guerra uccideste mio fratello e vi impossessaste dei miei beni. Quando seppi che andavate da solo sulle montagne in cerca dell’eremita, decisi di tendervi un agguato sulla via del ritorno e di uccidervi. Dopo molte ore di attesa non vi eravate ancora fatto vivo, perciò decisi di lasciare il mio nascondiglio per venirvi a cercare; ma invece di trovare voi mi sono imbattuto nella scorta, che mi ha riconosciuto e ferito. Per fortuna, sono riuscito a fuggire e ad arrivare fin qui.
Se non vi avessi incontrato, a quest’ora sarei morto certamente.
Volevo uccidervi e invece mi avete salvato la vita!
La mia vergogna e la mia riconoscenza sono indicibili.
Se vivo, giuro di servirvi per il resto dei miei giorni e di imporre ai miei figli e nipoti di fare altrettanto.
Vi prego, concedetemi il vostro perdono”.

L’imperatore si rallegrò infinitamente dell’inattesa riconciliazione con un uomo che gli era stato nemico. Non solo lo perdonò, ma promise di restituirgli i beni e mandargli il medico e i servitori di corte per accudirlo finché non fosse completamente guarito. Ordinò alla sua scorta di accompagnarlo a casa, poi andò in cerca dell’eremita. Prima di tornare a palazzo, voleva riproporgli le tre domande per un’ultima volta.

Lo trovò che seminava nel terreno dove il giorno prima avevano vangato.
L’eremita si alzò e guardò l’imperatore:
“Le tue domande hanno già avuto risposta”.
“In che modo?” chiese l’imperatore, perplesso.
“Se ieri non avessi avuto pietà della mia vecchiaia e non mi avessi aiutato a scavare questi solchi, saresti stato aggredito da quell’uomo sulla via del ritorno.
Allora ti saresti pentito amaramente di non essere rimasto con me. Perciò, il momento più importante era quello in cui scavavi i solchi, la persona più importante ero io, e la cosa più importante da fare era aiutarmi.
Più tardi, quando è arrivato il ferito, il momento più importante era quello in cui gli hai medicato la ferita, perché se tu non lo avessi curato sarebbe morto e avresti perso l’occasione di riconciliarti con lui.
Per lo stesso motivo, la persona più importante era lui e la cosa più importante da fare era medicare la sua ferita.

Ricorda che c’è un unico momento importante: questo.

Il presente è il solo momento di cui siamo padroni.

La persona più importante è sempre quella con cui siamo, quella che ci sta di fronte,
perché chi può dire se in futuro avremo a che fare con altre persone?

La cosa che più conta è rendere felice la persona che ti sta accanto, perché solo questo è lo scopo della vita”.






post signature

sabato 25 ottobre 2025

Scopri l'Autore






"Sono poco tollerante e, comunque, troppo poco per andar bene agli altri. Non riesco a dimenticare tanto presto quando dovrei gli errori e i vizi degli altri, né le offese che mi vengono arrecate. I miei sentimenti non mutano ad ogni più lieve tentativo. Forse si potrebbe dire di me che serbo facilmente rancore. La mia stima, quando la si perde, è persa per sempre."

"Più conosco il mondo, più ne sono delusa, e ogni giorno di più viene confermata la mia opinione sulla incoerenza del carattere umano, e sul poco affidamento che si può fare sulle apparenze, siano esse di merito o di intelligenza."

"A mio parere c'è in ogni temperamento la tendenza a qualche difetto particolare; è un'imperfezione di natura che non si vince nemmeno con la migliore educazione."

"L’orgoglio si riferisce all’opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità a ciò che vorremmo gli altri pensino di noi."










Chi ha scritto questi versi e qual' é il titolo del libro?


post signature

mercoledì 12 febbraio 2025

Scopri l'Autore


Buongiorno, 

che ne dite se iniziamo un nuovo gioco? Si tratta di indovinare l'Autore e il titolo del libro di cui riporterò alcuni tratti.

Buona lettura!







Era infatti una sera molto scura, per esser d'estate, sembrava annunciassero il temporale, e io dissi che era meglio starserne tranquilli: l'avvicinarsi della pioggia avrebbe certamente ricondotto il fuggiasco, senz'altro trambusto. Ma Catherine non si lasciò persuadere a star ferma. Cominciò ad andare dalla porta di cucina al portone di casa, in uno stato di agitazione che non ammetteva riposo; e alla fine si stabilì in sopra un punto del muro dalla parte della strada; e là, indifferente alle mie rimostranze, al tuono che brontolava, ed alle larghe gocce che cominciavano a cadere intorno a lei, rimase, chiamando ad intervalli, poi ascoltando, poi piangendo disperatamente. [..]
Ma il putiferio cessò dopo venti minuti, lasciandoci intatti, tranne Catherine che fu completamente inzuppata per la sua ostinazione nel non volersi mettere al riparo e nel rimaner fuori senza cappello e senza scialle, a ricever tant'acqua quanto i suoi capelli e i suoi abiti ne poterono assorbire. Rientrò, alla fine, e si gettò, così bagnata come si trovava, sopra la panca, con la faccia tra le mani e rivolta verso la spalliera....











post signature