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lunedì 8 marzo 2021

Auguri a tutte noi!






“Non chiedere mai a una donna come fa ad essere così forte. Forte non ci si nasce, lo si diventa. Non chiederle mai perché indossa ancora corazze con un uomo: forse ha combattuto troppo! Non scavare dentro ai suoi ricordi. Tienila stretta tra le braccia, e ascolta i suoi silenzi”.   (Gustav Klimt pittore austriaco che ha amato molto le donne).




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lunedì 1 giugno 2020

Giugno, Un Tè con...




Toc..,toc...! C'è qualcuno?   Benvenuti all'appuntamento mensile di:



oggi siamo in compagnia di due  pittrici nate in Italia tra il 1500 e il 1600  che hanno in comune la scarsa visibilità delle donne nella storia dell'arte del passato ed entrambe con il padre anch'egli pittore.





                Lavinia Fontana              e          Artemisia Gentileschi
                                    (1552 - 1614)                                                               (1593 - 1654)

- Lavigna Fontana, come è stata la sua vita di pittrice nella sua epoca?
- Sono nata a Bologna il 24 agosto 1552, ereditai la passione per l'arte e la pittura da mio padre Prospero, anch'egli pittore, il quale aveva una bottega tutta sua.

- Crescere in una bottega di artisti aveva i suoi vantaggi?
- Venni educata sul campo, anche se nel 500 per  un'artista donna non fu affatto facile. Mio padre notò il mio talento e fece di tutto perché non andasse sprecato.

- Dove lavorò e chi furono i suoi committenti?
- Dipinsi alcune pale d'altare ma fu il papa Gregorio XIII che mi chiamò a Roma per farmi lavorare alla sua corte. Diventai la"Pontificia Pittrice" e molte nobildonne ambivano a farsi ritrarre da me.

L.Fontana-Adorazione dei Magi
























L:Fontana-ritratto di dama (particolare)


L. Fontana-Ritratto di Bianca degli Utili Maselli e i suoi figli (1605)

- Riuscì a conciliare il ruolo di artista con quello di moglie e madre?
- Sposai il pittore Paolo Zappi e nel contratto di matrimonio mio padre fece includere la clausola che mi permettesse di continuare la carriera di pittrice. Abbiamo avuto undici figli, otto morirono prima di me.

- Quante opere dipinse?
- Furono 135 ma solo 32 sono datate e firmate. Alcuni dei miei ritratti sono stati attribuiti al mio contemporaneo Guido Reni.

L.Fontana- Giuditta e Oloferne
L.Fontana- Autoritratto alla spinetta 1577
***

-Artemisia Gentileschi, lei ebbe un'adolescenza travagliata ce ne vuole parlare?
- Sono nata a Roma l'8 luglio 1593, primogenita del pittore pisano Orazio Gentileschi. Mia madre morì che avevo 12 anni. Imparai da mio padre l'arte della pittura, le forme realistiche. l'uso della luce e dell'ombra tipiche di Caravaggio. Avevo 17 anni quando un collega e amico di mio padre, Agostino Tassi, che doveva insegnarmi a padroneggiare con i colori, approfitta di me e vengo violentata. Esco distrutta, e l'uomo mi promise di sposarmi nascondendomi di essere già sposato. Pretesi giustizia e denunciai lo stupro.


A.Gentileschi -Annunciazione




- Ebbe grande coraggio, specialmente in quell'epoca...
- Iniziò un lunghissimo processo con testimoni falsi, lunghe e umilianti visite, torture. Vinsi io; l'uomo venne condannato e allontanato da Roma. La mia reputazione però venne distrutta.

-In seguito sposò un pittore toscano?
- Si nel 1612 sposai Pierantonio Stiattesi andai a vivere a Firenze lasciando tutto alle mie spalle ma non nella mia anima. L'odio lo espressi nel quadro di Giuditta e Oloferne.

A.Gentileschi- Giuditta decapita Oloferne (1613)Museo di Capodimonte Napoli

A sinistra Giuditta di Caravaggio, a destra Giuditta di Artemisia


- Qui conobbe molti uomini importanti?
- Divenni amica di Galileo Galilei, Michelangelo Buonarroti, nipote e omonimo del grande Michelangelo. Il 19 luglio 1666 venni ammessa all'Accademia del Disegno di Firenze. prima donna in assoluto a godere di tale privilegio e chiamata "pittora".

- Firenze le è stata madre ma anche matrigna?
- Scappai dalla mia casa di Piazza de' Frescobaldi, principalmente per i debiti di mio marito che amava vivere a credito. Con i quattro figli tornammo a Roma, con Pierantonio eravamo complici ma la passione non c'era più.


A. Gentileschi- Giuditta e la sua ancella
A.Gentileschi- Autoritratto come santa Caterina d'Alessandria (1615)
The National Gallery London
- Nel suo quadro raffigurante lei stessa come Santa Caterina d'Alessandria lei ha voluto ricordare il suo vissuto?
- Come lei, sopravvissuta alla tortura della ruota, contro cinquanta teologi pagani in una contesa, anch'io ho dovuto soffrire l'ingiustizia in un tribunale romano come vittima e non imputata.



A. Gentileschi- Adorazione dei Magi (1636) Cattedrale di Pozzuoli-Napoli




- La sua arte la portò a diversi spostamenti?
- Roma non mi offriva più molto lavoro così mi recai a Napoli; una città che in quel momento (1630), oltre essere capitale del vice regno spagnolo, costituiva un vivace ambiente culturale. Nel 1638  raggiunsi mio padre a Londra che stava lavorando presso la Corte del re Carlo I. Dopo la morte di mio padre tornai a Napoli.

Lavinia Fontana fu per lei ispiratrice?
- Certamente, lei fu "attrice"  e modello ideale. Fu lei che adottò per prima le espressioni altamente teatrali che rappresentavano storie di donne ed eroine del vecchio testamento, quel genere di pittura creata da Lavinia Fontana alle corti dei cardinali e papi di Bologna e Roma.

A conclusione della sua lunga carriera scrisse a uno dei suoi più importanti committenti degli ultimi anni il nobile siciliano Antonio Ruffo: <Perché il nome di donna far stare in dubbio, sinchè non si è vista l'opra?>
La domanda è ancora attuale.


Se siete arrivati fin qui vuol dire che il post è stato interessante e il tè è stato gradito.


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giovedì 3 gennaio 2019

Affreschi e vetrate a Santa Maria Novella

Buongiorno,

Firenze è sempre uno spettacolo, ma durante le feste diventa magica.



(Vetrate policrome 1492)

Abbiamo trascorso un pomeriggio visitando luoghi che non avevamo ancora visto pur abitando a pochi chilometri da questa bellissima città, e pensare che qui arrivano turisti da tutto il mondo.




Chiesa S. Maria Novella/ Domenico Ghirlandaio

(La Trinità di Masaccio 1425)

Crocifisso di Giotto 1289







Bene! Dopo tanta bellezza vi lascio con il mio augurio.....









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giovedì 1 giugno 2017

Giugno/Un tè con...


Buongiorno e benvenute al Tea Party mensile con la rubrica:






Questo mese siamo in compagnia della pittrice impressionista francese




1841 - 1895


ritratto di Berthe Morisot eseguito da  E. Manet 1872


* Madame Morisot, vuole parlarci un po' di lei, dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Bourges il 14 gennaio 1841,da una famiglia benestante e colta, in quanto mio padre era un funzionario statale d’alto rango, impiegato alla Corte dei Conti. Dopo aver passato l’infanzia in provincia, mi trasferii a Parigi nel 1855 ed iniziai ad apprendere i primi dettami del disegno e della pittura dai miei stessi genitori che mi  incoraggiarono e mi spinsero ad intraprendere gli studi artistici. Ospitavamo ogni settimana, nella nostra casa  pittori, musicisti ed artisti amici di famiglia, che rappresentarono un punto di riferimento per me e per le mie due sorelle.

* Lei è meno conosciuta dei suoi colleghi uomini ma in certe tele è più geniale di loro;
- In effetti sono più conosciuta per la modella di Manet che come l'unica artista impressionista.

* Come è iniziata la sua carriera di pittrice?
-  Avevo 16 anni quando le mie sorelle mi chiesero di realizzare dei dipinti per il compleanno di nostro padre. Quel tentativo rappresentò per me una rivelazione. Iniziai a prendere lezioni di pittura e 
con insofferenza sopportai l'insegnamento di stampo accademico, gli esercizi di copiatura da dipinti antichi, la pittura d'atelier, ma,divenni la stramba allieva di  Camille Corot, colui che mi fece avvicinare allo stile impressionista, da lui appresi l'interesse per la natura, la capacità compositiva, l'attenzione per la luce e il morbido uso del colore.




* Nel 1868 avvenne l'incontro con Edouard Manet?
- Mi trovavo al Louvre con mia sorella ed ero impegnata a copiare un dipinto di Rubens. Manet notò il mio lavoro ma fu attratto di più dalla mia persona. Mi chiese di fargli da modella.Trovai in lui una personalità affascinante .

* Lei dovette lottare contro una società che non accettava l'emancipazione della donna?
Infatti, in quanto donna, non venni accettata da subito all'Ecole des Beaux-Arts. Vista la mia testardaggine e il mio talento, studiai privatamente. Ebbi notevoli difficoltà a dipingere all'aperto o in luoghi pubblici, per questo motivo mi dedicai principalmente agli interni e alle scene domestiche. Nella mia vita di donna e d’artista, mi orientai  verso il tanto sospirato equilibrio tra vita familiare e vocazione artistica.


Cache Cache (Nascondino)


La culla 1872 Musée d'Orsay Paris
* I suoi quadri raccontano una marcata solitudine dell'universo femminile.
- Si, sono spesso ambientati tra le mure domestiche,  donne intente a leggere un libro, sedute a conversare o amorevolmente prese dalla cura dei bambini. Colori luminosi e chiari descrivono abiti, acconciature e oggetti, mentre la luce inonda lo spazio. Nella mia tavolozza un posto privilegiato fu riservato al bianco, talvolta arricchito da decise pennellate di colore intenso e vivace.



1869 The National Gallery of Art Washington The Artist's Sister at a Window


1869 Summer's Day 1879 National Gallery London











*Nel 1874 sposò Eugène Manet, fratello di Edouard?
- Da quel giorno smisi di posare per Edouard. Dalla nostra unione nacque nel 1878 la mia bellissima figlia Julie che divenne la mia modella preferita.














In the Bois de Boulongne by Berthe Morisot (National Museum, Stockholm, Sweden)



Come molte altre artiste del suo periodo, anche Berthe Morisot lottò contro i pregiudizi di coloro che trovavano disdicevole la professione di pittrice per una donna. Fu un’artista fuori dai canoni e dagli schemi del tempo, troppo spesso dimenticata dalla storia dell’arte, ma allo stesso tempo amatissima e celebrata in poesie e dipinti dagli amici artisti e scrittori suoi contemporanei.






La mia ambizione è limitata a catturare qualcosa di transitorio
(Berthe Morisot)





Credits.Google.it






La nostra conversazione sorseggiando il tè è terminata, spero abbiate gradito la storia della nostra ospite di oggi. 


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