mercoledì 23 dicembre 2020

La magia del Natale



















La Magia del  Natale tace,
è silente,
ma la senti , l'avverti, la respiri
ci credi.



 


Buon Natale



sabato 19 dicembre 2020

Coprifuoco Italia


Ore 22 scatta il coprifuoco e la città si svuota.









Tra due o tre settimane vedremo se avrà funzionato.





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sabato 12 dicembre 2020

Vota con il FAI il castello di Sammezzano



Buona giornata a tutti,

in un mio post del 29/10/2015   Salviamo il Castello di Sammezzano ho parlato di questo Castello che  si trova a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco di 187 ettari, di cui 50 “parco storico”. Tenuta di caccia in epoca medicea, nel 1605 la proprietà venne acquistata dagli Ximenes D’Aragona. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana. Da quella data il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro durato oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale. Personaggio eclettico, dagli interessi più svariati, protagonista della vita culturale, sociale e politica della Firenze del tempo - fu anche Deputato del Regno - Ferdinando progettò e diresse personalmente i lavori che trasformarono la struttura in un castello in stile eclettico con prevalenza orientalista. Grazie alla grande disponibilità economica ed alla vasta cultura, affascinato dalla moda orientalistica diffusa in tutta Europa, Ferdinando realizzò un edificio unico, il più importante esempio di arte Orientalistica in Italia ed in Europa. Nel castello sono richiamati capolavori architettonici di arte moresca come l’Alahambra di Granada ed il Taj Mahal in India. Nel piano monumentale si trovano sale bellissime con colori sorprendenti e giochi di luce. Inoltre, in ogni sala si trovano scritte e motti in latino, italiano e spagnolo che parlano di Ferdinando e del tempo in cui visse. Intorno al castello Ferdinando realizzò uno dei parchi storici più vasti della Toscana, con oltre 100 specie arboree esotiche. Molte di queste sono scomparse, ma il parco resta ancora famoso per le numerose sequoie presenti (Sequoia Sempervirens e due esemplari di Sequoiadendron Gigantea) tra cui spicca la cosiddetta “Sequoia Gemella”, albero monumentale che con i suoi 53,96 metri è risultato essere il secondo albero più alto d'Italia. (dal sito Fai)





Entro il 15 dicembre possiamo votare per I LUOGHI DEL CUORE sul sito del FAI Fondo per l'ambiente Italiano:

Affrettiamoci a votare per non lasciare a investimenti stranieri questa meraviglia, ma invece  entri lo Stato e il FAI per farlo diventare una delle bellezze dell'Italia e far in modo che possa essere visitato da tutti.










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mercoledì 2 dicembre 2020

Portiamo in casa i profumi del bosco

Buongiorno,

e voi, per che albero siete? Naturale o sintetico? Siete contro il disboscamento selvaggio? Bene, l'Asociazione Florovivaisti Italiani ci tiene a sottolineare che gli alberi di Natale naturali sono cresciuti nei vivai,  ma la maggior parte di noi acquista quelli sintetici provenienti per l'80% dalla Cina.




I pini naturali rilasciano in casa la loro essenza profumata molto balsamica per le vie respiratorie. 





La seconda tipologia in vendita sono gli alberi di Natale senza radici: sono le cime di alberi chiamati cimali che sono stati tagliati in bosco per produzione legnosa. Il più delle volte l’albero è stato tagliato per fare dei diradamenti, sempre nel rispetto di severe norme di gestione forestale.  Anche in questo caso se comprate un cimale aiutate le foreste perché contribuite ad aumentare il reddito degli operatori del settore. Un settore, quello forestale, che in Italia ha alti costi e bassi redditi. 
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Se preferite un albero artificiale verificate che sia del tipo autoestinguente cioè non infiammabile. Controllate che sia indicato sulla confezione o nelle istruzioni all’interno. 















Qualora invece si scelga un albero naturale è da preferire un abete vivente, cioè piantato con le radici nel vaso. Anche in questo caso verificatene la stabilità (grandezza del vaso sufficiente e ricordatevi di innaffiarlo periodicamente per evitare che si secchi)










Comunque sia, l’albero di Natale,  non è solo un addobbo, ma una vera e propria tradizione e, con la sua storia e la sua simbologia, è diventato parte integrante della nostra cultura.





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martedì 1 dicembre 2020

Dicembre 2020/Un tè con...

Buongiorno

eccoci di nuovo, come ogni primo giorno del mese, all'appuntamento con la rubrica:



Il personaggio che abbiamo oggi ve lo presento con un filmato, seguiamolo insieme:




BERTHA BENZ
(1849 - 1944)
 
 Tutti conoscono la Mercedes ma pochi sanno che la casa tedesca inventrice dell'automobile deve la propria esistenza anche a una donna. Fu Bertha Benz a imporre nel mondo di allora il prototipo di auto con motore a scoppio creato dal marito Karl Benz.




- Cara Signora Ringer, questo il suo nome da giovane, lei è stata una donna con una marcia in più, si può dire?  Cominciamo a conoscerla meglio, come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Pforzheim (Germania) il 3 maggio 1849. Terza di nove figli, la mia era una ricca famiglia
e la  buona posizione dei miei  genitori mi portò un ottimo livello di istruzione .

- Conobbe presto il suo futuro marito?
- Nel 1870 mi fidanzai con l'ingegnere Karl Benz il cui  sogno era  di realizzare una carrozza senza l'uso dei cavalli ma funzionante con il motore a scoppio.  Dalla teoria lo aiutai a passare alla pratica finanziando il suo sogno e investendo parte della mia dote.  Il due luglio 1872 ci sposammo e in seguito nacquero i nostri quattro figli.

- Dopo diversi tentativi falliti, finalmente arrivò il successo?
- Non fu subito un successo, Karl riuscì a creare la prima carrozza senza cavalli, con motore a scoppio, con tre ruote, una davanti e due dietro, e accensione elettronica, che poteva raggiungere una velocità massima di 25 km orari ( il brevetto fu ricevuto un anno dopo ).
Ma gli acquirenti non si facevano vedere, guardinghi e sospettosi davanti a questa nuova diavoleria meccanica. La macchina stessa presentava delle imperfezioni, in quanto si perdeva facilmente il suo controllo.
L'automobile sembrava dover restare solo un soddisfacimento personale per il povero Benz, che si rinchiuse così nella sua fabbrica.

- Fu a quel punto che la sua determinazione prese il sopravvento?
- Decisi che era necessario far conoscere quell'invenzione e misi in pratica il mio piano.
Alle prime luci dell'alba, di un inizio agosto del 1888, con i miei due figli maggiori, presi una delle auto recentemente completata, la Benz Patent-Motorwagen 3, ed intrapresi quel che fu il primo viaggio su lunga distanza. Da Mannheim a Pforzheim, nella residenza di mia madre, senza il consenso delle autorità né del marito, a cui lasciai solamente una lettera che lo informava del viaggio.
Il viaggio, che per l'epoca doveva rappresentare una impresa titanica, non si rivelò in effetti più facile del previsto; in più punti la strada si era rivelata rocciosa, sterrata, non proprio agevole ; ci dovevamo fermare spesso per aggiungere di volta in volta l'acqua, usare un lungo spillone per pulire il tubo del carburante, e nelle salite più ardue, spingere manualmente la vettura.
Quando il carburante finì, dovetti trovare  una farmacia locale, dove comprai la ligroina, un solvente che fungeva da benzina; inaugurando così la prima stazione di servizio.
Ma il fatto singolare e divertente fu durante il percorso, le  persone  rimanevano terrorizzate e sconcertate alla vista di una carrozza mobile senza cavalli, guidata soprattutto da una donna. 
Arrivammo a Pforzheim dopo il tramonto : avevamo percorso 104 km ad una velocità di 25 km orari.
Inviai  un telegramma a Karl, per assicurargli di essere sana e salva, ma la notizia dell'accaduto aveva già raggiunto la stampa, grazie alle testimonianze  dei residenti delle città e dei villaggi dove eravamo passati.




- L'impresa, seppur non priva di rischi, era andata a buon fine!
- C'era il rischio di non riuscire a frenare durante il viaggio di ritorno.  I freni in legno dell’auto si erano talmente consumati che dovetti chiedere ad un calzolaio locale di coprire i freni con del cuoio.
Grazie a questo "test su strada", Karl capì la necessità del cambio e delle pastiglie per i freni.
Con i miei figli, sono riuscita a scandalizzare e impressionare il mondo intero, scatenando una valanga di pubblicità.
Il viaggio per il ritorno fu pertanto un trionfo; molte più persone volevano essere presenti a quella che sarebbe diventata una giornata storica, tutti volevano vedere da vicino la donna che aveva guidato la prima automobile.

- Arrivarono così i primi ordini?
-  Nel giro di un decennio la società Benz&Cie era diventata la più grande azienda automobilistica del mondo, con un personale di quattrocento addetti e un fatturato di seicento veicoli. Nel 1926 la Benz&Cie si associò ad un'altra società per formare la nuova Daimler-Benz ( oggi Mercedes-Benz ).




Il coraggio e l'audacia di Bertha Benz la portarono a diventare la prima donna automobilista della storia, che ha contribuito a regalare all'umanità  un simbolo del progresso e della libertà individuale..




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