33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
lunedì 26 marzo 2018
Settimana di Passione
33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
lunedì 19 marzo 2018
Prima di giudicare....
Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi la’ dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.
L. Pirandello.

venerdì 9 marzo 2018
Zuppe e minestre toscane
Buongiorno,
oggi vi parlerò della Ginestrata della Lombarda e della Garmugia. Mai sentito parlarne? Bene, allora seguitemi e andiamo alla loro scoperta.
Come avrete intuito dal titolo di questo post, parliamo di zuppe dal sapore intenso a base di verdure o no che erano il pasto unico di una volta. La Toscana è senz'altro terra di sapori forti e schietti di una cucina semplice fatta di ingredienti genuini. Alcuni caratteri della gastronomia etrusca si sono tramandati nei secoli diventando parte della tradizione culinaria come l'utilizzo abbondante dell'olio di frantoio, la carne cotta allo spiedo o alla griglia, i profumi intensi delle erbe aromatiche e le spezie giunte dall'Oriente ad arricchire la cucina medievale attraverso il porto della Repubblica Marinara di Pisa.
Iniziamo dalla Ginestrata senese. E' una zuppa che veniva offerta, in segno propiziatorio, dai genitori della sposa al futuro genero, la prima volta che questo si presentava per incontrare la promessa sposa. . Viene tutt'ora usata come ricostituente durante la convalescenza,o dopo una malattia debilitante, è un piatto semplice, fatto di pochi ingredienti e la loro qualità deve essere indiscussa.
Il brodo di gallina, che ne è la base, deve essere molto profumato e ristretto.
Ingredienti per 4 persone:
Per il brodo:
una mezza gallina
1 costa di sedano
1 piccola carota 1 piccola cipolla dorata
2 chiodi di garofano
1 pezzetto di zenzero fresco
qualche grano di pepe bianco
2 bacche di ginepro
1 pezzetto di foglia di lemon grass
un rametto di maggiorana
sale integrale di Cervia
acqua q.b.
4 uova
8 cucchiai di vin santo secco
1 cucchiaino di spezie per panpepato (in parti uguali: polvere di cannella, di chiodi di garofano, di coriandolo e di noce moscata)
Preparare il brodo utilizzando una piccola pentola dove la gallina con gli odori e le spezie deve starci quasi di misura. Steccare la cipolla con i chiodi di garofano, senza privarla della buccia che servirà per dare un colore ambrato al brodo. Coprire con acqua fredda fino a 5 cm sopra. Portare ad ebollizione, schiumare, abbassare la fiamma, coperchiare e sobollire a fuoco lento per 4 ore.
Preparare le spezie macinando in parti uguali polvere di cannella, di chiodi di garofano, di coriandolo e di noce moscata, prenderne un cucchiaino e mettere da parte il resto che potete utilizzare per aromatizzare dolci e tisane.
Sbattere le uova con il vin santo, un pizzico di sale e le spezie.
Filtrare il brodo e metterlo a bollire in una casseruola.
Versare a filo il composto e spegnere la fiamma mescolando bene.
Distribuire la zuppa in quattro tazze e servirla subito.
Una minestra simile si fa in altre zone d'Italia, si chiama stracciatella e al posto del vin santo e delle spezie si mette il parmigiano e la noce moscata.
La Lombarda il nome fa pensare a origini lombarde ma non è così. Sembra infatti che il nome provenga da una zuppa povera, ma sostanziosa, che, alla fine dell’Ottocento, i fiorentini preparavano per gli operai che stavano costruendo la nuova linea ferroviaria tra Firenze e Faenza. Questi operai venivano per lo più dalla Lombardia, per questo la minestra prese il nome di zuppa lombarda.
Contemporaneamente crogiamo (abbrustoliamo) leggermente delle fette di pane toscano "sciocco" e raffermo che andremo a disporre nelle scodelle. Versiamo nella scodella un paio di romaioli di fagioli e loro brodo di cottura, aggiungiamo un filo di olio evo, una passata di pepe nero macinato e gustiamo questo semplice piatto ricco di sapore.
Ingredienti
500 gr. di fagioli cannellini toscani o fagioli zolfini del Pratomagno
pane toscano raffermo in fette
una ciocca di salvia
6-8 chicchi di pepe nero
2-3 spicchi di aglio rosso
olio extravergine d’oliva Terre di Siena
sale e pepe q.b.
La Garmugia è una zuppa tipica della tradizione lucchese ricca di ortaggi e verdure, il nome deriva da "germoglio" che rimanda alla verdura fresca primaverile come carciofi, piselli e fave. Nelle famiglie più facoltose si aggiungevano carni e pancetta.
Ingredienti:
100 gr di polpa di manzo macinata, 1 lt. di brodo, 2 carciofi, 14 asparagi, 4 cipollotti, 100 gr. di fave fresche sgranate, 4 fette di pane toscano, pecorino grattugiato, olio extra vergine d'oliva, 50 gr. di pancetta, 100 gr. di piselli freschi sgranati, succo di limone, sale, pepe.
Mondare i carciofi,tagliarli a fette e immergerli in acqua e succo di limone. Pulire gli asparagi e tagliarli a pezzetti. Affettare sottilmente i cipollotti e farli soffriggere con la pancetta tritata e un filo d'olio. Aggiungere la carne macinata e fare insaporire a fuoco basso per 10 minuti, quindi unire le fave e i carciofi lasciare rosolare per qualche minuto e unire il brodo bollente. Lasciare sobbollire di nuovo per 10 minuti e aggiungere gli asparagi e i piselli. Salare, incoperchiare e far cuocere a fuoco basso per circa mezz'ora.
Tostare le fette di pane, distribuirle nelle ciotole individuali, spolverizzarle con abbondante pecorino grattugiato, versare la zuppa sul pane, terminare con un pizzico di pepe e un filo d'olio
Vi ho fatto venire voglia di una buona zuppa? Allora, mettiamoci a cucinare!

giovedì 1 marzo 2018
Marzo 2018/ Un tè con...
Bonjour à tout le monde,
oggi un tè caldo ci sta proprio bene, sta nevicando su mezza Italia.
L'ospite della rubrica "Un tè con..." è un personaggio che ha lasciato il segno nel mondo della moda:
* Madame ci vuole parlare un po' di lei, come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Saumur, Francia nell'agosto del 1883, ebbi un'infanzia molto umile e triste. Mia madre morì presto, mio padre abbandonò la casa, ed io venni spedita in orfanotrofio. E' proprio dalle suore del Sacro Cuore che imparai a cucire, e a tagliare. . Appena 18enne lavorai come sarta e con l’aiuto del mio primo compagno, Etienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, aprii la mia prima boutique: realizzavo cappellini, ma li facevo diversi da tutti gli altri: nell’epoca dei frizzi e dei lazzi della Belle Epoque, io puntai tutto sulla paglia, sui nastri di raso.
* In seguito aprì diversi negozi e un salone d'alta moda ?
- Iniziai aprendo negozi a Parigi e a Deauville. Nel 1916 un salone di alta moda a Biarritz. Il successo arrivò negli anni '20, quando aprii i battenti in rue de Cambon n.31 a Parigi e, da lì a poco, venni considerata un vero e proprio simbolo di quella generazione.
* Nel 1914 scoppiò la guerra ma la Chanel Modes non ne risentì troppo?
- Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un'opportunità, la presi. Avevo l'età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l'espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa. »
* Come nacque il profumo che ancor oggi ha molto successo cioè il Chanel n°5?
- Negli anni venti, ebbi una relazione col Granduca Dmitrij Pavlovič, cugino dello zar Nicola II, che conobbi a Biarritz.il quale mi presentò il profumiere Ernest Beaux. Beaux era figlio del profumiere dello Zar, emigrato in Francia a causa della Rivoluzione russa. Costui aveva realizzato in Russia (non ancora Unione Sovietica) un Eau de Catherine - nome poco consono ai tempi e al luogo .
La fragranza era del tutto innovativa e prese il nome di Nº 5 in quanto corrispondeva alla quinta essenza scelta da me. Quell’essenza incarnava un concetto di femminilità senza tempo, unica e affascinante. Trovavo ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell'epoca.
* Un'altra guerra si preannunciava e questa volta fu più disastrosa...
-Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose un'improvvisa battuta di arresto. Fui costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi.
Nel '54, quando tornai nel mondo della moda, avevo 71 anni.
* Nacque così lo stile rivoluzionario Chanel!
- Sostituii la moda ingombrante e fastosa della belle èpoque con tailleur costituiti da giacche maschili e gonne diritte o pantaloni, appartenuti fino a quel momento all'uomo. Insomma uno stile sobrio ed elegante, ma anche pratico. Mi ero ripromessa di liberare la donna, la volevo rendere indipendente dagli uomini, libera e rivoluzionaria, moderna e all'avanguardia. Introdussi il "tailleur di Chanel" che consisteva di vari pezzi: un giacca di stile cardigan, con inclusa la sua tipica catenella cucita all'interno, una gonna semplice e comoda, con una camicetta il cui tessuto era coordinato con il tessuto all'interno del tailleur. Questa volta, le gonne erano tagliate più corte e i tailleur erano fatti da un tessuto cardigan ben lavorato.
* Anche le stoffe subirono un cambiamento!
Il miei tessuti preferiti erano il tweed e soprattutto il jersey. Un materiale a maglia molto flessibile che intagliato nei tailleurs divenne un vero e proprio must della moda, che accompagnavo con i colori blu scuro, beige e grigio.
* Gli accessori divennero indispensabili…
Facevo largo uso di bigiotterie in perle, lunghe catene dorate, e l'assemblaggio di pietre vere con gemme false
* Secondo lei perché ha avuto tanto successo?
- Liberai le donne da corsetti e impalcature per cappelli, donando loro abiti comodi per intraprendere una vita quotidiana dinamica
Credo che la mia impronta stilistica si sia fondata sulla ripetitività dei modelli base. Le varianti erano costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli. Come dire: “la moda passa, lo stile resta”.
"Per essere insostituibili bisogna essere unici"

oggi un tè caldo ci sta proprio bene, sta nevicando su mezza Italia.
L'ospite della rubrica "Un tè con..." è un personaggio che ha lasciato il segno nel mondo della moda:
Coco Chanel
Una delle più acclamate creatrici di moda del secolo scorso.
![]() |
| Coco Chanel nel 1929 |
- Sono nata a Saumur, Francia nell'agosto del 1883, ebbi un'infanzia molto umile e triste. Mia madre morì presto, mio padre abbandonò la casa, ed io venni spedita in orfanotrofio. E' proprio dalle suore del Sacro Cuore che imparai a cucire, e a tagliare. . Appena 18enne lavorai come sarta e con l’aiuto del mio primo compagno, Etienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, aprii la mia prima boutique: realizzavo cappellini, ma li facevo diversi da tutti gli altri: nell’epoca dei frizzi e dei lazzi della Belle Epoque, io puntai tutto sulla paglia, sui nastri di raso.
* In seguito aprì diversi negozi e un salone d'alta moda ?
- Iniziai aprendo negozi a Parigi e a Deauville. Nel 1916 un salone di alta moda a Biarritz. Il successo arrivò negli anni '20, quando aprii i battenti in rue de Cambon n.31 a Parigi e, da lì a poco, venni considerata un vero e proprio simbolo di quella generazione.
* Nel 1914 scoppiò la guerra ma la Chanel Modes non ne risentì troppo?
- Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un'opportunità, la presi. Avevo l'età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l'espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa. »
(Coco Chanel, Un secolo di moda italiana, 1900-2000, 2005, p.34)
* Come nacque il profumo che ancor oggi ha molto successo cioè il Chanel n°5?
- Negli anni venti, ebbi una relazione col Granduca Dmitrij Pavlovič, cugino dello zar Nicola II, che conobbi a Biarritz.il quale mi presentò il profumiere Ernest Beaux. Beaux era figlio del profumiere dello Zar, emigrato in Francia a causa della Rivoluzione russa. Costui aveva realizzato in Russia (non ancora Unione Sovietica) un Eau de Catherine - nome poco consono ai tempi e al luogo .
La fragranza era del tutto innovativa e prese il nome di Nº 5 in quanto corrispondeva alla quinta essenza scelta da me. Quell’essenza incarnava un concetto di femminilità senza tempo, unica e affascinante. Trovavo ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell'epoca.
* Un'altra guerra si preannunciava e questa volta fu più disastrosa...
-Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose un'improvvisa battuta di arresto. Fui costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi.
Nel '54, quando tornai nel mondo della moda, avevo 71 anni.
* Nacque così lo stile rivoluzionario Chanel!
- Sostituii la moda ingombrante e fastosa della belle èpoque con tailleur costituiti da giacche maschili e gonne diritte o pantaloni, appartenuti fino a quel momento all'uomo. Insomma uno stile sobrio ed elegante, ma anche pratico. Mi ero ripromessa di liberare la donna, la volevo rendere indipendente dagli uomini, libera e rivoluzionaria, moderna e all'avanguardia. Introdussi il "tailleur di Chanel" che consisteva di vari pezzi: un giacca di stile cardigan, con inclusa la sua tipica catenella cucita all'interno, una gonna semplice e comoda, con una camicetta il cui tessuto era coordinato con il tessuto all'interno del tailleur. Questa volta, le gonne erano tagliate più corte e i tailleur erano fatti da un tessuto cardigan ben lavorato.
* Anche le stoffe subirono un cambiamento!
Il miei tessuti preferiti erano il tweed e soprattutto il jersey. Un materiale a maglia molto flessibile che intagliato nei tailleurs divenne un vero e proprio must della moda, che accompagnavo con i colori blu scuro, beige e grigio.
* Gli accessori divennero indispensabili…
Facevo largo uso di bigiotterie in perle, lunghe catene dorate, e l'assemblaggio di pietre vere con gemme false
* Secondo lei perché ha avuto tanto successo?
- Liberai le donne da corsetti e impalcature per cappelli, donando loro abiti comodi per intraprendere una vita quotidiana dinamica
Credo che la mia impronta stilistica si sia fondata sulla ripetitività dei modelli base. Le varianti erano costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli. Come dire: “la moda passa, lo stile resta”.
"Per essere insostituibili bisogna essere unici"
(Coco Chanel)

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