
mercoledì 28 gennaio 2026
Lo scettro e la clessidra/gennaio 2026

giovedì 9 novembre 2023
Non siamo unici nell'universo.
"Nella nostra galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle e nell'universo più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere unici è molto improbabile.”

martedì 25 aprile 2023
La nostra Festa
mercoledì 1 dicembre 2021
Dicembre/Un tè con...
Buongiorno a tutti,
chi segue questo blog conosce la rubrica mensile "Un Te con..." che porto avanti dal 2016.
Un appuntamento dove ho cercato di non mancare, salvo brevi periodi in cui non mi è stato possibile causa eventi famigliari, ora però ho deciso di chiudere questa rubrica.
Questo impegno mi ha permesso di non abbandonare questo blog anche se qualche volta ci ho pensato.
Le mie "Interviste Impossibili" mi hanno fatto scoprire figure di donne straordinarie che non conoscevo fino in fondo. Dai vostri commenti ho capito che abbiate gradito ed ogni mese scoperto, anche voi come me, qualcosa di nuovo e coinvolgente in questi personaggi passati per un "tè" insieme.
Abbiamo avuto:Poetesse e scrittrici
Pittrici
Attrici
Scienziate
Giornaliste e Politiche
Stiliste di moda
una santa
un'aviatrice
un'olimpionica
e perfino una contessa
Ma non finisce qui, mi inventerò certamente qualcos'altro!.

martedì 23 novembre 2021
Italia vista dallo spazio
Buongiorno,
trovo emozionanti le foto pubblicate dall'Earth Observatory della Nasa. Fotografie incredibili per scoprire un'Italia come non l'abbiamo mai vista.
Immagini di grande suggestione, che ci permettono di guardare il nostro Paese con gli occhi dell'equipaggio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale o dello Space Shuttle, che dal loro punto di vista privilegiato hanno la possibilità di vedere il pianeta trasformarsi dal giorno alla notte .
La Stazione Spaziale Internazionale è un laboratorio in orbita intorno alla Terra ad un’altitudine di 400 chilometri ed ha una velocità di 27.000 km/h. Vengono effettuati esperimenti in microgravità dagli astronauti per la ricerca medica, per le nuove energie rinnovabili, per il monitoraggio del cambiamento climatico e tanto altro ancora. Gestita come progetto congiunto da cinque diverse agenzie spaziali: la statunitense NASA, la russa RKA, l'europea ESA (con tutte le agenzie spaziali correlate), la giapponese JAXA e la canadese CSA-ASC.
La nostra astronauta Samantha Cristoforetti sarà la prima donna europea al comando della Stazione spaziale internazionale (ISS), la terza al mondo dopo due americane: accadrà nel corso della Expedition 68 che la vedrà in orbita nel 2022.
@nasa @salvatore_cerruto @europeanspaceagency
@astro_paolo @blackholeum

lunedì 1 novembre 2021
Novembre2021/ Un Tè con...
Buongiorno,
la famiglia in genere e specialmente una famiglia unita, è una grande risorsa verso il successo. Quando c'è coesione e sentore di appartenenza tra i membri si crea un'unione nel portare avanti le radici e il rispetto delle tradizioni familiari. Comincia così la storia di tre sorelle: Zoe, Micol e Giovanna.
Sono loro le gentili signore che ospitiamo oggi nella rubrica:
| Le Sorelle della Moda |
- Signora Micol Fontana, Lei ha sempre avuto un carattere determinato e tenace, vuole parlarci lei della vostra infanzia e come siete cresciute, insieme alle sue sorelle, in quella piccola azienda artigianale ereditata dalla nonna?
- Siamo nate a Traversetolo in provincia di Parma, Zoe nel 1911, Io nel 1913 e Giovanna nel 1915, tra la cucina genuina della pasta fatta in casa e le buone maniere ereditate dai nostri genitori.
- I vostri caratteri erano molto diversi ma questo, forse, compensava e rafforzava la vostra unione?
- Mia sorella Zoe la maggiore, è stata una grande lavoratrice, responsabile e pragmatica, la prima a trasferirsi a Roma a lavorare per una grande sartoria. Giovanna, la più piccola era timida e remissiva. Tra noi, sicuramente, io ero quella dal temperamento più forte e volitivo; quando mi prefiggevo un obiettivo non mi fermava nessun ostacolo compresa la disapprovazione e le punizioni di mia madre con la quale avevo un rapporto ambivalente di grande amore e di grande conflittualità.
- La vostra professione non nasce ex novo ma si è sviluppata attraverso le due generazioni precedenti.
- Nel nostro lavoro ha contribuito certamente la stabilità di base e il bagaglio di esperienza tramandato da nostra madre e nostra nonna, tutto ha contribuito a creare quegli intrecci armonici che sono stati gli abiti del futuro Atelier Fontana.
- Da una piccola sartoria di un paese di provincia all'Alta Moda Internazionale?
- Mio padre riponeva grande fiducia in me e ne apprezzava la determinazione e l'audacia,
audacia che determinò il nostro successo lavorativo ma anche molte sofferenze nella mia vita privata: scegliendo, senza desistere, di sposare l'uomo sbagliato. Posso affermare però di aver avuto capacità e grande intuito sono stata un pioniere andando in avanscoperta di innovazioni.
- Lo scoppio della seconda guerra mondiale non vi fermò ?
- Anzi, fondammo in quel periodo a Roma la "Sorelle Fontana Alta Moda"
- Il salto di qualità arriverà post-guerra con la richiesta di un abito per il matrimonio
tra Linda Christian e Tyron Power?
- Un abito che ha lasciato un segno nel nostro cuore e in quello di milioni di persone, esterrefatte dalla bellezza e della minuziosità nel ricamo di un abito da sposa così semplice ed essenziale..
La cassa di risonanza legata all'evento fu enorme a livello internazionale e Hollywood iniziò ad interessarsi alle tre sorelle di Traversetolo.
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| 1949 Linda Christian |
- Sarà solo l'inizio di una favolosa carriera dove vestirete grandi star?
-Dopo la Christian anche Maria Pia di Savoia si fa confezionare l'abito per le sue nozze ,
in seguito anche Liz Taylor, Grace Kelly, Audrey Hepburn, la principessa Soraya, Ursula Andress,
Jacqueline Kennedy Onassis, ma la loro punta di diamante sarà Ava Gardner, affezionata cliente e mia cara amica . Lei volle che nei suoi contratti fosse scritto che per i suoi costumi ci fossero soltanto le sorelle Fontana.Per la Gardner furono realizzati gli abiti dei film “La contessa scalza” (1954), “Il sole sorge ancora” (1957), “L’ultima spiaggia” (1959).
- Ci può raccontare l'episodio legato all'abito da sposa di Audrey Hepburn?
- Era il 1952 Audrey era impegnata sul set di Vacanze Romane di William Wyler al fianco di Gregory Peck e, tra una ripresa e l’altra, venne presso il nostro atelier. Mia sorella Zoe disegnò per lei una abito da sposa in raso, di una delicata sfumatura avorio, con scollo a barca, maniche lunghe con bordo alla francese e con abbottonatura posteriore. La creazione d’alta moda era accompagnata da un cappello fascinator, decorato con fiori di mughetto in tessuto da cui partiva il lungo velo, e da un paio di guanti in satin.
Poco prima della cerimonia, le nozze furono annullate. L’attrice espresse allora un desiderio che quel meraviglioso abito andasse in dono a una ragazza romana che non se lo sarebbe mai potuto permettere. La sorte baciò una contadina di Borgo Carso, paese vicino Roma, la quale aveva partecipato al concorso radiofonico Soli contro tutti, condotto da Mario Riva, affermando di avere difficoltà nell’organizzare le nozze a causa di gravi problemi economici.
- Quali erano i ruoli di ognuna di voi all'interno della casa di moda?
- Giovanna era la "manager" si occupava dei contratti, degli affari e dei pagamenti. Zoe era la "creativa", sempre a caccia delle ultime tendenze da riversare nella creazione degli abiti,io ero "il piccione", come mi chiamavano le mie sorelle, il mio compito appunto era andare in giro per il mondo per sponsorizzare le collezioni dell'Atelier e seguire le commesse dall'estero.
“Io credo che noi Italiani non sappiamo dare il valore che abbiamo nelle nostre mani, il valore dell’artigianato italiano è unico”
(Micol Fontana)
Nel 1978 il trio si sciolse per sempre quando morì Zoe, la "creativa" dell'azienda.
Negli anni Novanta, Micol e Giovanna vendettero la casa di moda ad una finanziaria, e due anni dopo, nacque la Fondazione Micol Fontana, che racchiude le creazioni, i progetti e i modelli della casa di moda delle tre sorelle.
Nel 2004 morì anche Giovanna
Infine, nel 2015, se ne è andata anche Micol Fontana, l'ultima esponente di una famiglia che ha portato per prima il Made in Italy nel mondo.
La Fondazione Micol Fontana è un’associazione no-profit istituita nel 1994, integrata ufficialmente nell’Albo degli Istituti culturali della Regione Lazio, e dichiarata «Archivio di notevole interesse storico» dal Ministero per i beni culturali.
Con la Fondazione che porta il suo nome , Micol Fontana ha realizzato un progetto, molto amato e perseguito con grande determinazione, in omaggio a una vita dedicata, con le sorelle Zoe e Giovanna, al mondo della Moda e rivolto al conseguimento di obiettivi culturali, didattici e sociali.
Il grande patrimonio lasciato in eredità dall’Atelier delle sorelle Fontana, costituito da oltre 200 abiti dal 1940 al 1990, una vasta raccolta di figurini, ricami ed accessori, biblioteca, e fotografie, è conservata nell’Archivio della Fondazione come memoria del passato, messo al servizio delle nuove generazioni

mercoledì 1 settembre 2021
Settembre/Un Tè con...
Buongiorno e benritrovati,
settembre è il mese che preferisco, trovo una voglia di fare, di sistemare casa, di rinnovare, grazie alla diminuzione della temperatura. Bene..., riprendo la rubrica "Un Tè con..." con una donna che .credeva nel giornalismo, quello più difficile, quello che racconta le storie senza filtri, onesto e indipendente:
Maria Grazia Cutuli
(26 ottobre 1962 - 19 novembre 2001)
- Cara Maria Grazia, lei credeva nel giornalismo in trincea, quello più difficile?
- Si, sempre sul campo, in prima linea in scenari internazionali “caldi” e pericolosi, sono stata in Cambogia, a Sarajevo, in Albania, in Iraq e Timor Est, in Pakistan e in Afghanistan.
- Dove è nata e come è stata la sua carriera da giornalista?
- Sono nata a Catania nel 1962, con una laurea in Filosofia iniziai le collaborazioni al quotidiano La Sicilia e poi all’emittente televisiva Telecolor. Alla fine degli anni Ottanta mi trasferii a Milano, collaborai coi mensili Marie Claire e Centocose, poi con il settimanale Epoca, per conto del quale curai reportages dalla Bosnia al Congo, dalla Sierra Leone alla Cambogia.
- L'America l'attrasse perchè le avrebbe dato più impegno nel raggiungere i suoi obiettivi?
- Alla chiusura del giornale "Epoca" mi trasferiiì a New York, dove frequentai un corso di “peacekeeping”, una serie di attività politiche e militari svolte dalle “Forze internazionali di pace delle Nazioni Unite” con lo scopo di mantenere la pace internazionale, a seguito del quale partii come volontaria per il Ruanda con l’Alto Commissariato per i diritti umani. Nel 1997 ottenni il primo contratto precario alla redazione Esteri del Corriere della Sera e due anni più tardi giunse l’assunzione definitiva.
- Dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York chiede e ottiene di essere inviata in prima linea?
- “A un certo punto mi è sembrato che il giornalismo non bastasse per capire lo strazio della guerra. Molto di quello che si registra su un taccuino, quasi sempre in fretta, finisce per toccare appena la superficie delle cose. Volevo andare più a fondo. Superare la schizofrenia del cronista che rimane spettatore di tragedie che non gli appartengono”.- Sono partita per Gerusalemme ,raggiunsi quindi il Pakistan per poi arrivare nell’Afghanistan sconvolto dalla guerra. Il 26 ottobre, a Peshawar, festeggiai il mio 39esimo compleanno. Brindai in compagnia dei colleghi reporter, in una parentesi di spensierata normalità .
- Iniziò ad indagare gli orrori evidenti e nascosti?
- Era il 15 novembre del 2001, i B-52 americani sganciavano tonnellate di bombe sui Talebani; li consideravano coinvolti nella Strage delle Torri Gemelle e l’Alleanza del Nord, sostenuta dagli Usa e dalla Nato proseguiva la guerra per liberare l’Afghanistan dalla loro presenza. Raccontai di Kabul e delle sue donne celate agli occhi del mondo sotto il giogo del burqa., e rintracciai le prove degli atti di terrorismo che portavano il marchio di Al Quaeda. Con il collega Julio Fuentes del giornale spagnolo El Mundo trovammo , in una base abbandonata, delle fialette di gas nervino con scritte in cirillico . Scrissi in un ampio e dettagliato reportage pubblicato in primo piano dal Corriere della Sera. Scrivevo con rabbia, certo, con la dovuta indignazione, ma senza mai pensare di essere portatrice di chissà quale verità né ergendomi a paladina e portavoce di un Occidente di cui, al contrario, riconoscevo e denunciavo tutte le colpe.
<<Poco lontano dalla zona in cui abbiamo trovato le fiale, sorgono le ville di Younis Khalis e dei suoi comandanti. (…) Si vedono bambini giocare davanti ai portoni e qualche camion passare lungo la strada. (…) Ci fermiamo a Dar Olum, l’ex «madrassa» dove venivano selezionati i giovani combattenti, ragazzi preferibilmente orfani dai 15 ai 18 anni destinati agli attacchi kamikaze.>>
Mentre i lettori leggono quello che, purtroppo, diventerà il suo ultimo pezzo, l’auto a bordo della quale Maria Grazia Cutuli viaggia insieme ad alcuni colleghi viene fermata dai talebani a Sarobi, lungo la strada che collega Jalalabad a Kabul.
L’agguato mortale si consuma in pochi drammatici minuti. Uomini armati costringono il gruppo di giornalisti a scendere dal mezzo. Non c’è tempo per elaborare cosa sta accadendo. Le raffiche di kalashnikov esplodono improvvise e non lasciano superstiti. L’autopsia stabilirà che i colpi mortali hanno raggiunto la giornalista alla schiena. Con lei muoiono il collega spagnolo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters: l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. I loro corpi, abbandonati tra le pietre e la sabbia ai margini della strada, verranno recuperati solo il giorno dopo l’assassinio.

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