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mercoledì 28 gennaio 2026

Lo scettro e la clessidra/gennaio 2026


Buongiorno, 
la luce invernale ha il potere di rallentarmi, riflettere e immaginare cosa ci aspetta in questo nuovo anno.. 
Riprendo la rubrica che nel tempo avete molto seguito e cioè:



La regina a cui farò una delle mie " Interviste Impossibili" sarà:





L'ultima Regina dell'Antico Egitto

Cleopatra
(Alessandria d'Egitto 69 a.C. - 30 a.C.)

Prima di incontrarla, vado a rileggere qualche libro di storia.

 
All'epoca i Faraoni sposavano tanto le sorelle quanto le figlie, usanza riservata però solo ai faraoni, in quanto le donne reali erano l'immagine divina di Iside. In questo senso la donna della famiglia faraonica era sacerdotessa di Iside, pertanto legittimatrice del trono. Un uomo di origini estranee poteva diventare faraone sposando una donna di stirpe reale.
Un retaggio matriarcale in cui il re per diventare tale sposava la Gran Sacerdotessa, Infatti sovente la figlia del Faraone diventava la Grande Sposa Reale del padre, un incesto legittimato dalla divinità Isiaca che la figlia rappresentava. Il Faraone infatti, al contrario dei suoi sudditi, poteva avere più spose e un'infinità di concubine


- Maestà, le sue origini?
- Sono  la figlia di Tolomeo XII Aulete, discendente della dinastia Tolemaica instaurata sul trono Egizio da Alessandro Magno. Mia madre era una concubina di mio padre ,assassinata un anno dopo la  mia nascita. Tolomeo XII ebbe solamente una figlia legittima, Berenice IV. Tra il 68 e il 59 a.c. erano nati poi la sorellastra Arsinoe IV ed i fratelli Tolomeo XIII e Tolomeo XIV.

- BereniceIV morì anch'essa assassinata?
- Mia sorella maggiore morì  giustiziata da mio padre per aver tentato di spodestarlo, così poco prima di morire mio padre  mi nominò co-reggente di mio  fratello Tolomeo XIII. Nella primavera del 51 a.c. sposai mio fratello secondo le leggi egizie.

- Ma tra di voi non correva buon sangue?
- Infatti tentò di depormi esiliandomi da Alessandria. Io non fui facile alla sconfitta, per cui radunai a mia volta un esercito dando inizio alla guerra civile, dato che anche il popolo si schierava dalle due parti.

- Ecco che nel 48 a.C. entra audacemente nel conflitto Giulio Cesare...
- Roma dipendeva dal grano dell'Egitto e la popolazione romana se aveva fame scendeva in piazza rovesciando tutto e tutti., pertanto Cesare tentò di riappacificare la guerra tra me  e mio fratello volendo parlare con entrambi.

- Tornare ad Alessandria poteva essere un rischio?
- Certamente, temetti un agguato da parte di mio fratello così ricorsi ad uno stratagemma. Mi  feci avvolgere da un mio fedele amico, Apollodoro Siciliano, in un grande tappeto legato con una cinghia. Apollodoro si presentò a Palazzo con l'involto sulle spalle per consegnare in dono un prezioso tappeto a Cesare. Senza sospetti giunse negli appartamenti del console, dove il tappeto fu srotolato rivelando la mia figura. Parlandogli in latino, chiesi protezione dal fratello. Cesare ne fu conquistato e diventammo amanti.

Sicuramente apprezzò, oltre alle arti seduttive, la sua intelligenza, la sua cultura e l 'atteggiamento filo romano. Ma ben presto il popolo si ribellò?
- Cesare venne accusato di impadronirsi dei tesori di palazzo e mio fratello organizzò un esercito che si scontrò  contro di noi, ma l'arrivo di rinforzi da Pergamo ci  offrì la vittoria. Tolomeo fu costretto a lasciare la città e, poco dopo, nel 47 a.c. Tolomeo morì annegato, mentre attraversava il Nilo.

-


- Lei  fu nominata così Regina d’Egitto.
- Prima fui unita in matrimonio con mio fratello minore Tolomeo XIV io avevo 23 anni e mio fratello 13. 

- Come regina d'Egitto, con il figlio avuto da Cesare, detto Cesarione,  vi recaste a Roma?
- Speravo di diventare la moglie ufficiale di Cesare e imperatrice romana dato che gli avevo dato l'unico figlio maschio destinato a succedergli al trono,  così partii con il bambino per Roma con un grande corteo regale mai visto. 
 
- Ma il popolo romano non la accolse con molto entusiasmo?
- Qualcuno forse aveva saputo del mio progetto. Le contestazioni nate in Senato scaturiscono nell'assassinio di Giulio Cesare. Marco Antonio, alleato di Cesare, proclamò mio figlio Tolomeo XV Cesarione erede di Giulio Cesare davanti al Senato, ma Ottaviano si oppose affermando di essere lui il legittimo successore al trono.

- Lei cosa fece?
- In quel clima burrascoso decisi di tornare in Egitto

- Cosa trovò in Egitto?
Un popolo affamato e un’economia disastrata. La gente egiziana era ridotta alla schiavitù per opera dei Greci. Mi convinsi che una rivolta contro di loro sarebbe stata un massacro per cui cercai di alleggerire le tasse e migliorare il livello di vita del mio popolo.
Rilanciai il commercio riaprendo e mettendo in sicurezza l’antica via dal Nilo al Mar Rosso. Feci costruire lungo il percorso una fitta rete di torri di guardia, visibili tra loro, in modo da consentire la comunicazione in caso di agguati.

- Le cose andarono per il verso giusto anche per i rapporti con Roma?
- Marco Antonio divenne padrone dell'Impero Romano d'Oriente, mentre Ottaviano governava l’Occidente.

- Iniziarono dissidi fra Marco Antonio e Ottaviano?
- Tra i due c'era molta rivalità. Per sconfiggere il suo nemico, Marco Antonio aveva bisogno di me e dell’appoggio pieno del popolo egiziano. Mi convocò a Tarso, sulla costa turca. Mi presentai su un'imbarcazione dalle vele color porpora, la poppa d'oro e i remi d'argento. Vestita come una Venere e accompagnata dal suono di flauti e liuti.

- Nacque un grande amore e nacquero anche due gemelli?
- Beh, mi innamorai pazzamente di Antonio. La nostra relazione apparve fin da subito ai nostri sudditi un sacro connubio. Il Nuovo Dioniso si congiungeva con la regina-dea dei Faraoni, ma presto Antonio partì per la guerra. Seppi in seguito del suo matrimonio con Ottavia, sorella di Ottaviano.

- Ma Antonio tornò da lei?
- Dopo tre anni, dopo aver ripudiato Ottavia lui tornò da me.

- E lei come lo accolse?
- A me interessava il mio popolo e la mia famiglia, per cui alla sua richiesta di impossessarsi delle ricchezze d’Egitto, ottenni  le terre dell'Arabia, le miniere di rame di Cipro, il Sinai, l'Armenia ed i campi di grano di tutto il nord Africa appartenenti a Roma. Naturalmente Roma fu furiosa per tutte quelle terre conquistate con il sangue dei Romani e cedute all’Egitto

- Ottaviano approfittò di questo malcontento…
- Sferrò un attacco a Marco Antonio nella battaglia di Azio. Mandai delle navi in aiuto di Antonio, era mio interesse salvaguardare l’accordo. Ma l’esercito di Ottaviano ebbe la meglio e fui costretta a richiamare le mie truppe.

- La situazione stava peggiorando…
- Mi ritirai ad Alessandria insieme ad Antonio, ma Ottaviano ormai era alle porte. Antonio non resse e si uccise con la spada tra le mie braccia. Distrutta, diedi inizio ai preparativi per la partenza, ma fui sorpresa dagli Abatei che mi impedirono la fuga. 
Ora sono prigioniera di Ottaviano ma non voglio essere umiliata e portata in catene a Roma.



l 12 agosto del 30 a.C., però, un contadino riuscì a farle avere un cesto di fichi che nascondeva un serpente velenoso. Cleopatra, accortasi della presenza dell’aspide, si fece mordere e morì prima dell'arrivo di Ottaviano evitando così l'umiliazione di essere sconfitta. Suo figlio Cesarione venne ucciso da Ottaviano, mentre gli altri due figli gemelli sparirono senza lasciare traccia. Da quel momento, l'Egitto divenne una semplice provincia dell'Impero Romano.





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giovedì 9 novembre 2023

Non siamo unici nell'universo.










"Nella nostra galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle e nell'universo più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere unici è molto improbabile.”











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martedì 25 aprile 2023

La nostra Festa



Buon giorno e buon  25 Aprile






[...] Era una mattina del dicembre 1938, in un'aula del liceo Michelangelo di Firenze ascoltavamo in silenzio l'esaltazione da parte del professore di scienze delle leggi razziali appena approvate, dilungandosi sulla superiorità della razza ariana e sulle infamie, secondo lui, degli ebrei. Io mi alzai in piedi e dissi: - Io esco perché queste cose vergognose non le voglio sentire. Fu il mio primo gesto di ribellione che mi costò l'espulsione da tutte le scuole del Regno. In seguito scovai una norma che gli studenti espulsi potevano presentarsi agli esami come privatisti, così ottenni la maturità e mi iscrissi a Lettere e filosofia.

Partecipai ai gruppi di Azione Patriottica (GAP) con compiti rischiosi. Il mio nome in codice era "Chicchi" Il mio primo esame per vincere la paura fu quando dovetti partecipare insieme ad un contadino della zona, il gappista Dante, a far esplodere 14 vagoni carichi di esplosivo che i tedeschi avevano nascosto in una galleria lungo l'Arno. Appena dato fuoco alle micce siamo scappati ma Dante inciampò sulle rotaie e morì nell'esplosione. Io riuscii a scappare ma avevo la sensazione di avere i tedeschi alle spalle. In bicicletta corsi in facoltà dove il professore con cui  avrei dovuto preparare la tesi di laurea era lì con altri docenti e lo supplicai di dire che stavo discutendo la tesi. Arrivarono i tedeschi e tutti i professori dissero che io ero sempre stata lì a discutere la tesi, in quel momento mi salvarono la vita

Mio fratello Gianfranco era professore di chimica analitica al Politecnico di Milano, nel febbraio del 1944, dopo aver abbandonato l'insegnamento per dedicarsi totalmente alla Resistenza, venne arrestato a Roma e rinchiuso nella prigione di Via Tasso. Fu torturato selvaggiamente per vari giorni e lui, temendo di dover tradire i suoi compagni, si impiccò con la cintura dei pantaloni lasciando nelle mani di un altro prigioniero un messaggio per noi familiari.

Io ero la partigiana Chicchi schierata in prima linea a Firenze nella compagnia che portava il nome di mio fratello Gianfranco: I tedeschi avevano fatto saltare tutti i ponti ad eccezione di Ponte Vecchio, la città era spaccata in due, i cecchini erano appostati dappertutto. A piedi o in bicicletta mi muovevo nella città devastata fra sparatorie e cumuli di cadaveri per trasmettere ordini  ed eseguire direttive. Ero al comando di 50 partigiani.[...]

Mi gettai con entusiasmo nell'impegno politico, non poteva che essere così, volevo costruire con gli altri un'Italia diversa, democratica, più libera e più giusta. Giravo l'Italia a convincere le donne a sostenere il loro diritto di voto, e uscire dallo stato di minorità in cui le aveva tenute il fascismo.

(Teresa Mattei - deputata eletta all'Assemblea Costituente 1946)













mercoledì 1 dicembre 2021

Dicembre/Un tè con...


Buongiorno a tutti,

chi segue questo blog conosce la rubrica mensile "Un Te con..." che porto avanti dal 2016.

Un appuntamento dove ho cercato di non mancare, salvo brevi periodi in cui non mi è stato possibile causa eventi famigliari, ora però ho deciso di chiudere questa rubrica.


Questo impegno mi ha permesso di non abbandonare questo blog anche se qualche volta ci ho pensato.

Le mie "Interviste Impossibili" mi hanno fatto scoprire figure di donne straordinarie che non conoscevo fino in fondo. Dai vostri commenti ho capito che abbiate gradito ed ogni mese scoperto, anche voi come me, qualcosa di nuovo e coinvolgente in questi personaggi  passati per un "tè" insieme.

Abbiamo avuto:


Poetesse e scrittrici


Pittrici


Attrici


Scienziate


Giornaliste e Politiche


Stiliste di moda


 una santa 

 


un'aviatrice


 un'olimpionica


e perfino una contessa


Ma non finisce qui, mi inventerò certamente qualcos'altro!.



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martedì 23 novembre 2021

Italia vista dallo spazio

Buongiorno,

trovo emozionanti le foto pubblicate dall'Earth Observatory della Nasa.  Fotografie incredibili per scoprire un'Italia come non l'abbiamo mai vista.



Immagini di grande suggestione, che ci permettono di guardare il nostro Paese con gli occhi dell'equipaggio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale o dello Space Shuttle, che dal loro punto di vista privilegiato hanno la possibilità di vedere il pianeta trasformarsi dal giorno alla notte .



La Stazione Spaziale Internazionale è un laboratorio in orbita intorno alla Terra ad un’altitudine di 400 chilometri ed ha una velocità di 27.000 km/h. Vengono effettuati esperimenti in microgravità dagli astronauti per la ricerca medica, per le nuove energie rinnovabili, per il monitoraggio del cambiamento climatico e tanto altro ancora. Gestita come progetto congiunto da cinque diverse agenzie spaziali: la statunitense NASA, la russa RKA, l'europea ESA (con tutte le agenzie spaziali correlate), la giapponese JAXA e la canadese CSA-ASC.




La nostra astronauta Samantha Cristoforetti sarà la prima donna europea al comando della Stazione spaziale internazionale (ISS), la terza al mondo dopo due americane: accadrà nel corso della Expedition 68 che la vedrà in orbita nel 2022.




@nasa @salvatore_cerruto @europeanspaceagency

 @astro_paolo @blackholeum




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lunedì 1 novembre 2021

Novembre2021/ Un Tè con...

Buongiorno,

 la famiglia in genere e specialmente una famiglia unita, è una grande risorsa verso il successo. Quando c'è coesione e sentore di appartenenza tra i membri si crea un'unione nel portare avanti le radici e il rispetto delle tradizioni familiari. Comincia così la storia di tre sorelle: Zoe, Micol e Giovanna.

Sono loro le gentili signore che ospitiamo oggi nella rubrica:


Le Sorelle della Moda




- Signora Micol Fontana,  Lei ha sempre avuto un carattere determinato e tenace, vuole parlarci lei della vostra infanzia e come siete cresciute, insieme alle sue sorelle,  in quella piccola azienda artigianale ereditata dalla nonna?

- Siamo nate a Traversetolo in provincia di Parma, Zoe nel 1911, Io nel 1913 e Giovanna nel 1915, tra la cucina genuina della pasta fatta in casa e le buone maniere ereditate dai nostri genitori.

- I vostri caratteri erano molto diversi ma questo, forse, compensava e rafforzava la vostra unione?

- Mia sorella Zoe la maggiore,  è stata una grande lavoratrice, responsabile e pragmatica, la prima a trasferirsi a Roma a lavorare per una grande sartoria. Giovanna, la più piccola era timida e remissiva. Tra noi, sicuramente,  io ero quella dal temperamento più forte e volitivo; quando mi prefiggevo un obiettivo non mi fermava nessun ostacolo compresa la disapprovazione e le punizioni di mia madre con la quale avevo un rapporto ambivalente di grande amore e di grande conflittualità.

- La vostra professione non nasce ex novo ma si è sviluppata attraverso le due generazioni precedenti.

- Nel nostro lavoro ha contribuito certamente la stabilità di base e  il bagaglio di esperienza tramandato da nostra madre e nostra nonna, tutto ha contribuito a creare quegli intrecci armonici che sono stati gli abiti del futuro Atelier Fontana.

- Da una piccola sartoria di un paese di provincia all'Alta Moda Internazionale?

- Mio  padre riponeva grande fiducia in me   e  ne apprezzava la determinazione e l'audacia,
 audacia che determinò il nostro successo lavorativo ma anche molte  sofferenze nella mia vita privata: scegliendo, senza desistere, di sposare l'uomo sbagliato. Posso affermare però di aver avuto capacità e grande intuito sono stata un pioniere andando in avanscoperta di innovazioni.

- Lo scoppio della seconda guerra mondiale non vi  fermò ?

- Anzi, fondammo in quel periodo a Roma la "Sorelle Fontana Alta Moda"



 
 - Il salto di qualità arriverà post-guerra con la richiesta di un abito per il matrimonio
 tra Linda Christian e Tyron Power?
 

- Un abito che ha lasciato un segno nel nostro  cuore e in quello di milioni di persone, esterrefatte dalla bellezza e della minuziosità nel ricamo di un abito da sposa così semplice ed essenziale..
La cassa di risonanza legata all'evento fu enorme a livello internazionale e Hollywood iniziò ad interessarsi alle tre sorelle di Traversetolo.


1949 Linda Christian

- Sarà solo l'inizio di una favolosa carriera dove vestirete grandi star?

-Dopo la Christian anche Maria Pia di Savoia si fa confezionare l'abito per le sue nozze ,
in seguito anche Liz Taylor, Grace Kelly, Audrey  Hepburn, la principessa Soraya, Ursula Andress,
Jacqueline Kennedy  Onassis,  ma la loro punta di diamante sarà Ava Gardner, affezionata cliente e  mia cara amica . Lei volle che nei suoi contratti fosse scritto che per i suoi costumi ci fossero soltanto le sorelle Fontana.Per la Gardner furono realizzati gli abiti dei film “La contessa scalza” (1954), “Il sole sorge ancora” (1957), “L’ultima spiaggia” (1959).

 


- Ci può raccontare l'episodio legato all'abito da sposa di Audrey  Hepburn?

- Era il 1952 Audrey era  impegnata sul set di Vacanze Romane di William Wyler al fianco di Gregory Peck e, tra una ripresa e l’altra, venne presso il nostro atelier. Mia sorella Zoe disegnò per lei una abito da sposa in raso, di una delicata sfumatura avorio, con scollo a barca, maniche lunghe con bordo alla francese e con abbottonatura posteriore. La creazione d’alta moda era accompagnata da un cappello fascinator, decorato con fiori di mughetto in tessuto da cui partiva il lungo velo, e da un paio di guanti in satin.
Poco prima della cerimonia, le nozze furono  annullate. L’attrice espresse allora un desiderio che quel meraviglioso abito andasse in dono a una ragazza romana che non se lo sarebbe mai potuto permettere. La sorte baciò  una contadina di Borgo Carso, paese vicino Roma, la quale aveva partecipato al concorso radiofonico Soli contro tutti, condotto da Mario Riva, affermando di avere difficoltà nell’organizzare le nozze a causa di gravi problemi economici.

- Quali erano i ruoli di ognuna di voi all'interno della casa di moda?

- Giovanna era la "manager"  si occupava dei contratti, degli affari e dei pagamenti. Zoe era la "creativa", sempre a caccia delle ultime tendenze da riversare nella creazione degli abiti,io ero "il piccione", come mi chiamavano le mie sorelle, il mio compito appunto era andare in giro per il mondo per sponsorizzare le collezioni dell'Atelier e seguire le commesse dall'estero.

 

 “Io credo che noi Italiani non sappiamo dare il valore che abbiamo nelle nostre mani, il valore dell’artigianato italiano è unico”

(Micol Fontana)

 



 

Negli anni Settanta le sorelle si ritirarono dalla vita pubblica e dalle sfilate (continuando però a gestire il marchio, soprattutto il pret-a-poter da dietro le quinte).
Nel 1978 il trio si sciolse per sempre quando morì Zoe, la "creativa" dell'azienda.
Negli anni Novanta,  Micol e Giovanna vendettero la casa di moda ad una finanziaria, e due anni dopo,  nacque la Fondazione Micol Fontana, che racchiude le creazioni, i progetti e i modelli della casa di moda delle tre sorelle. 
Nel 2004 morì anche Giovanna
Infine, nel 2015, se ne è andata anche Micol Fontana, l'ultima esponente di una famiglia che ha portato per prima il Made in Italy nel mondo.




La Fondazione Micol Fontana è un’associazione no-profit istituita nel 1994, integrata ufficialmente nell’Albo degli Istituti culturali della Regione Lazio, e dichiarata «Archivio di notevole interesse storico» dal Ministero per i beni culturali.
Con la Fondazione che porta il suo nome , Micol Fontana ha realizzato un progetto, molto amato e perseguito con grande determinazione, in omaggio a una vita dedicata, con le sorelle Zoe e Giovanna, al mondo della Moda e rivolto al conseguimento di obiettivi culturali, didattici e sociali.
Il grande patrimonio lasciato in eredità dall’Atelier delle sorelle Fontana, costituito da oltre 200 abiti dal 1940 al 1990, una vasta raccolta di figurini, ricami ed accessori, biblioteca, e  fotografie, è conservata nell’Archivio della Fondazione come memoria del passato, messo al servizio delle nuove generazioni


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mercoledì 1 settembre 2021

Settembre/Un Tè con...

Buongiorno e benritrovati,

settembre è il mese che preferisco, trovo una voglia di fare, di sistemare casa, di rinnovare, grazie alla diminuzione della temperatura.  Bene..., riprendo la rubrica "Un Tè con..." con una donna  che .credeva nel giornalismo, quello più difficile, quello che racconta le storie senza filtri, onesto e indipendente:




Maria Grazia Cutuli

(26 ottobre 1962 - 19 novembre 2001)


- Cara Maria Grazia,  lei credeva nel giornalismo in trincea, quello più difficile?

-  Si, sempre sul campo, in prima linea in scenari internazionali “caldi” e pericolosi, sono stata in Cambogia, a Sarajevo, in Albania, in  Iraq e Timor Est, in Pakistan e in Afghanistan.

- Dove è nata e come è stata la sua carriera  da giornalista?

- Sono nata a Catania nel 1962, con una laurea  in Filosofia iniziai le collaborazioni al quotidiano La Sicilia e poi all’emittente televisiva Telecolor. Alla fine degli anni Ottanta mi trasferii a Milano, collaborai coi mensili Marie Claire e Centocose, poi con il settimanale Epoca, per conto del quale curai reportages dalla Bosnia al Congo, dalla Sierra Leone alla Cambogia.


- L'America l'attrasse perchè le avrebbe dato più impegno  nel raggiungere i suoi obiettivi?

- Alla chiusura del giornale "Epoca" mi  trasferiiì a New York, dove frequentai un corso di “peacekeeping”, una serie  di attività politiche e militari svolte dalle “Forze internazionali di pace delle Nazioni Unite” con lo scopo di mantenere la pace internazionale, a seguito del quale partii come volontaria per il Ruanda con l’Alto Commissariato per i diritti umani. Nel 1997 ottenni il primo contratto precario alla redazione Esteri del Corriere della Sera e due anni più tardi giunse l’assunzione definitiva.

- Dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York chiede e ottiene di essere inviata  in prima linea?
- “A un certo punto mi è sembrato che il giornalismo non bastasse per capire lo strazio della guerra. Molto di quello che si registra su un taccuino, quasi sempre in fretta, finisce per toccare appena la superficie delle cose. Volevo andare più a fondo. Superare la schizofrenia del cronista che rimane spettatore di tragedie che non gli appartengono”.- Sono partita  per Gerusalemme ,raggiunsi quindi il Pakistan per poi arrivare nell’Afghanistan sconvolto dalla guerra. Il 26 ottobre, a Peshawar, festeggiai il mio  39esimo compleanno. Brindai in compagnia dei colleghi reporter, in una parentesi di spensierata normalità .

 - Iniziò ad indagare gli orrori evidenti e nascosti?

 -  Era il 15 novembre del 2001, i B-52 americani sganciavano tonnellate di bombe sui Talebani; li consideravano coinvolti nella Strage delle Torri Gemelle e l’Alleanza del Nord, sostenuta dagli Usa e dalla Nato proseguiva la guerra per liberare l’Afghanistan dalla loro presenza. Raccontai  di Kabul e delle sue donne celate agli occhi del mondo sotto il giogo del burqa., e rintracciai  le prove degli atti di terrorismo che portavano il marchio di Al Quaeda. Con il collega Julio Fuentes del giornale spagnolo El Mundo trovammo , in una base abbandonata, delle fialette di gas nervino con scritte in cirillico . Scrissi in un ampio e dettagliato reportage pubblicato in primo piano dal Corriere della Sera. Scrivevo con rabbia, certo, con la dovuta indignazione, ma senza mai pensare di essere portatrice di chissà quale verità né ergendomi a paladina e portavoce di un Occidente di cui, al contrario, riconoscevo e denunciavo tutte le colpe.

 




 <<Poco lontano dalla zona in cui abbiamo trovato le fiale, sorgono le ville di Younis Khalis e dei suoi comandanti. (…) Si vedono bambini giocare davanti ai portoni e qualche camion passare lungo la strada. (…) Ci fermiamo a Dar Olum, l’ex «madrassa» dove venivano selezionati i giovani combattenti, ragazzi preferibilmente orfani dai 15 ai 18 anni destinati agli attacchi kamikaze.>>
 




Mentre i lettori leggono quello che, purtroppo, diventerà il suo ultimo pezzo, l’auto a bordo della quale Maria Grazia Cutuli viaggia insieme ad alcuni colleghi viene fermata dai talebani a Sarobi, lungo la strada che collega Jalalabad a Kabul.

L’agguato mortale si consuma in pochi drammatici minuti. Uomini armati costringono il gruppo di giornalisti a scendere dal mezzo. Non c’è tempo per elaborare cosa sta accadendo. Le raffiche di kalashnikov esplodono improvvise e non lasciano superstiti. L’autopsia stabilirà che i colpi mortali hanno raggiunto la giornalista  alla schiena. Con lei muoiono il collega spagnolo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters: l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. I loro corpi, abbandonati tra le pietre e la sabbia ai margini della strada, verranno recuperati solo il giorno dopo l’assassinio.








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