martedì 15 settembre 2020

Dalie o dahlias


Buongiorno,

quando vedo in qualche giardino le dalie fiorite mi fermo ad ammirarle.
Sono fiori antichi, robusti, non richiedono particolari cure, i colori sono spesso molto intensi o molto delicati.


Sono adatte a molteplici composizioni.




























Le origini della dalia sono da ricercare nel centro America e principalmente in Messico dove era conosciuta già dagli Atzechi.







Nel significato dei fiori dalia vuol dire: Gratitudine, Dignità, Eleganza.








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martedì 1 settembre 2020

Settembre/Un Tè con...


Buongiorno,
siamo già a settembre di quest'anno travagliato dal virus e  da tutto quello che ne consegue.





Come ogni primo del mese con la rubrica: Un tè con..., parliamo di donne straordinarie.

Nei mesi precedenti abbiamo avuto esempi di donne che si sono distinte nell'ambito della scienza, considerata fino a non molto tempo fa,  appannaggio esclusivo del mondo maschile.
Molte hanno dovuto pagare con la vita questa loro passione, quale fosse una colpa dalla quale vergognarsi. Fra queste non si può dimenticare la filosofa e matematica:


IPAZIA d'ALESSANDRIA
(355/368 - 415 d.C)



A parlarci di Ipazia oggi abbiamo il filosofo Luciano De Crescenzo.


- Caro De Crescenzo, nel suo libro "Storia della filosofia medioevale" lei cita la filosofa Ipazia d'Alessandria, ci vuol parlare un po' di lei?
- Ipazia era una donna eccezionale e, incredibile a dirsi, anche una filosofa. Figlia del matematico Teone, divenne a sua volta un'appassionata di matematica e astronomia. All'inizio del V° secolo fu messa a capo della scuola neoplaonica di Alessandria d'Egitto dove si distinse per intuito e profondità di pensiero. I suoi corsi, frequentati da moltissimi giovani, avevano come materia base la filosofia di Aristotele e come materie complementari le teorie dei cinici e degli stoici [...] .
L'abilità di Ipazia stava nel far andare d'amore e d'accordo la Fede e la Matematica, neanche fossero due materie complementari. Come ci riuscisse non l'ho mai capito.

- In pratica cercava di dimostrare l'esistenza di Dio attraverso una serie di ragionamenti matematici?
- Partiva dall'esistenza del creato e arrivava all'esistenza del Creatore solo in base a ragionamenti del tipo "uno più uno uguale a due".

- Ipazia si occupò anche di meccanica e di tecnologia applicata. Le vengono attribuite due invenzioni: un areometro e un astrolabio piano. Il primo strumento, che determina il peso specifico di un liquido, fu progettato come un tubo sigillato avente un peso fissato ad un'estremità: a seconda di quanto questo tubo affondava in un liquido, era possibile leggerne su una scala graduata il peso specifico. L'astrolabio progettato da Ipazia era formato da due dischi metallici forati, ruotanti uno sopra l'altro mediante un perno rimovibile: veniva utilizzato per calcolare il tempo, per definire la posizione del Sole, delle stelle e dei pianeti. Pare che mediante questo strumento Ipazia abbia addirittura risolto alcuni problemi di astronomia sferica. Ma trovò molti ostacoli nel proseguire i suoi studi.
- Era molto apprezzata da  Sinesio di Cirene, vescovo di Tolemaide, chi invece l'avversò con tutte le
sue forze fu Cirillo il vescovo di Alessandria nemico acerrimo dell'ebreo Oreste prefetto del luogo e amico di Ipazia.  L'avversione sfociò in una fine orribile per Oreste e Ipazia.
- Per approfondire meglio le caratteristiche del personaggio diciamo che nonostante vivesse in un'epoca fortemente influenzata dalla misoginia aristotelica, in cui le donne venivano considerate esseri inferiori, Ipazia divenne così celebre per il suo acume filosofico che molti affrontavano lunghi viaggi per ascoltare le sue lezioni. La sua vita si concluse con una tragica morte, dovuta alle persecuzioni cristiane dell'epoca contro i rappresentanti della scienza ellenistica, che proponevano un razionalismo inconciliabile con la religione emergente. Accadde infatti che alcuni cristiani tra cui il vescovo Cirillo, divenuto Patriarca di Alessandria nel 412, sfruttarono abilmente i conflitti sociali tra le diverse etnie esistenti in città e, dopo la cacciata degli ebrei, iniziarono la sua epurazione dagli "eretici" neoplatonici.
Fu così che Ipazia, pagana, ma convinta sostenitrice della distinzione tra religione e conoscenza, donna che rappresentava una provocazione per la sua condotta di vita indipendente, per l'impegno civile e per la sua influenza politica, cadde vittima di tale persecuzione. Durante un agguato, tesole da un gruppo di fanatici cristiani, fu fatta letteralmente a pezzi. 
E se Socrate Scolastico e Damascio lanciarono delle accuse pesanti ai danni di Cirillo, non mancarono autori che difesero spudoratamente il vescovo cattolico. Fra questi Giovanni di Nikiu (vescovo cristiano copto attivo del VII° sec.), che considera il linciaggio della filosofa una meritata punizione: "Ipazia ipnotizzava i suoi studenti con la magia e si dedicava alla satanica scienza degli astri". La parte conclusiva del suo racconto è al proposito molto esplicativa: "Tutta la popolazione circondò il patriarca Cirillo e lo chiamò nuovo Teofilo, perché aveva liberato la città dagli ultimi idoli". A prescindere dalle prese di posizione degli storici, Cirillo non dovette scontare alcuna pena per l'assassinio di Ipazia. La Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica lo venerano come santo.

Con la morte di Ipazia sparirono pure i suoi scritti,  tutto quello che si ha di lei è stato tramandato dagli studiosi e dai suoi discepoli, tra i quali il suo più importante allievo, Sinesio di Cirene. La misoginia ecclesiastica  la uccise materialmente ma dall'antichità non ha smesso di far parlare di sè,  per  la sua vita virtuosa  di scienziata e  per la sua libertà di pensiero.








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