












Buon 1° Maggio,
Oggi per la rubrica Un Tè con... abbiamo:
TERESA MATTEI
(1/02/1921 - 2013)
esempio efficace di quella Resistenza al femminile non abbastanza conosciuta e valorizzata.
- Cara Signora Mattei, ci vuol parlare un pò di lei?Cominciamo dalla sua infanzia.
- Sono nata a Genova e cresciuta con altri sei fratelli, mio padre era un dirigente di un'importante azienda telefonica, aveva partecipato come volontario alla prima guerra mondile. La sua ostilità al fascismo fu la causa di persecuzioni e minacce di morte. Casa nostra era spessso frequentata da personaggi ostili al regima come: Piero Calamandrei, Giorgio la Pira, don Primo Mazzolari, Ferruccio Parri. Nel 1933 ci trasferimmo a Bagno a Ripoli vicino Firenze.
- A Firenze iniziò i suoi studi? Ci vuol raccontare un episodio che le capitò a scuola?
- Era una mattina del dicembre 1938, in un'aula del liceo Michelangelo di Firenze ascoltavamo in silenzio l'esaltazione da parte del professore di scienze delle leggi razziali appena approvate, dilungandosi sulla superiorità della razza ariana e sulle infamie, secondo lui, degli ebrei. Io mi alzai in piedi e dissi: - Io esco perchè quest cose vergognose non le voglio sentire. Fu il mio primo gesto di ribellione che mi costò l'espulsione da tutte le scuole del Regno. In seguito scovai una norma che gli studenti espulsi potevano presentarsi agli esami come privatisti, così ottenni la maturità e mi iscrissi a Lettere e filosofia.
- Lei era cresciuta in una famiglia dove non vi erano convinzioni prettamente comuniste anzi suo padre era membro di "Giustizia e Libertà" ma con suo fratello Gianfranco nel 1942 vi iscrivete al partito comunista clandestino?
- Con mio fratello pensavamo che per battere il regime fosse necessaria un'organizzazione capillare che abbiamo trovato solo in quel partito.
Teresa Mattei con i fratelli Camillo e Gianfranco
- Iniziò così la sua partecipazione attiva alla Resistenza...
- Si, partecipai ai gruppi di Azione Patriottica (GAP) con compiti rischiosi. Il mio nome in codice era "Chicchi" Il mio primo esame per vincere la paura fu quando dovetti partecipare insieme ad un contadino della zona, il gappista Dante, a far esplodere 14 vagoni carichi di esplosivo che i tedeschi avevano nascosto in una galleria lungo l'Arno. Appena dato fuoco alle micce siamo scappati ma Dante inciampò sulle rotaie e morì nell'esplosione. Io riuscii a scappare ma avevo la sensazione di avere i tedeschi alle spalle. In bicicletta corsi in facoltà dove il professore con cui avrei dovuto preparare la tesi di laurea, erà lì con altri docenti e lo supplicai di dire che stavo discutendo la tesi. Arrivarono i tedeschi e tutti i professori dissero che io ero sempre stata lì a discutere la tesi, in quel momento mi salvarono la vita.
- C'è stato un grande legame con suo fratello Gianfranco?
- Mio fratello Gianfranco era professore di chimica analitica al Politecnico di Milano, nel febbraio del 1944, dopo aver abbandonato l'insegnamento per dedicarsi totalmente alla Resistenza, venne arrestato a Roma e rinchiuso nella prigione di Via Tasso. Fu torturato selvaggiamente per vari giorni e lui, temendo di dover tradire i suoi compagni, si impiccò con la cintura dei pantaloni lasciando nelle mani di un altro prigioniero un messaggio per noi familiari.
- Lei partecipò alla liberazione di Firenze nell'agosto del 1944?
- Io ero la partigiana Chicchi schierata in prima linea nella compagnia che portava il nome di mio fratello Gianfranco: I tedeschi avevano fatto saltare tutti i ponti ad eccezione di Ponte Vecchio, la città era spaccata in due, i cecchini erono appostati dappertutto. A piedi o in bicicletta mi muovevo nella città devastata fra sparatorie e cumuli di cadaveri per trasmettere ordini ed eseguire direttive. Ero al comando di 50 partigiani.
- Robertto Rossellini si ispirò a lei in uno degli episodi del film " Paisà"?
- Un film capolavoro del Neorealismo italiano.
- Finita la guerra, altri impegni l'attendono?
- Mi gettai con entusiasmo nell'impegno politico, non poteva che essere così, volevo costruire con gli altri un'Italia diversa, democratica, più libera e più giusta. Giravo l'Italia a convincere le donne a sostenere il loro diritto di voto, e uscire dallo stato di minorità in cui le aveva tenute il fascismo.
- Palmiro Togliatti la volle a Roma?
- Mi sentì intervenire al Congresso Nazionale dell'Unione Donne Italiane a Firenze e era interessato ad avere giovani nel partito uscito da poco dalla clandestinità. Fui eletta alla Costituente insieme alle 21 donne che ne fecero parte. Ero la più giovane ma con un carattere notevole e una carica di anticonformismo che venne fuori quasi subito. Nella discusione in aula sull'ingresso delle donne nella magistratura, io mi opponevo e un deputato mi apostrofò dicendo: "Signorina ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?" Io lo gelai "Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese!"
- Ci sono voluti altri quindici anni per far entrare le donne in magistratura?
- Ci fu lo sbarramento della Democrazia Cristiana e delle destre, ciò mise anche molto in crisi le deputate della DC.
- In seguito iniziò il dissenso con Togliatti.
- Scrissi una lunga lettera al partito denunciando tra l'altro, di aver trasformato il centralismo democratico in caporalismo e culto della personalità. La vicenda si concluse con la mia radiazione dal partito per dissenso politico.
