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sabato 25 aprile 2020

Oggi, 75 anni dalla Liberazione





[Appena si fece giorno, l'Agnese si vesti, preparò la 
colazione sulla tavola, svegliò il soldato, gli disse di 
partire subito, che c'erano i tedeschi in paese. Lui 
andò a lavarsi al pozzo, e intanto l'Agnese portò a 
Palita la sua tazza di latte caldo. La porta era aperta 
sull'aia. Un gran silenzio occupava la campagna, 
un'aria bianca di settembre senza sole. Qualcuno ar- 
rivò correndo coi piedi scalzi, era un ragazzo che abi- 
tava più lontano, verso la valle. Senza fermarsi, disse: 
— I tedeschi. Vengono qui — . Il soldato diventò pal- 
lido, si mise in fretta la giubba e le scarpe. L'Agnese 
gli diede del pane: — Vai per questo sentiero. Più 
avanti c'è un fosso grande sotto l'argine. Nasconditi 
là. Stasera ritorna. Ti troverò un vestito da bor- 
ghese — . Egli scappò di corsa, e intanto s'udì crescere 
un rombo di motore; un piccolo camion sbucò dalla 
cavedagna, frenò sull'aia, i tedeschi saltarono a terra. 
L'aia, la campagna, il mondo furono guastati dai loro 
aspetti meccanici disumani, pelle, ciglia, capelli quasi 
tutti di un solo colore sbiadito, e occhi stretti, crudeli, 
opachi come di vetro sporco. I mitra sembravano parte 
di essi, della loro stessa sostanza viva. Erano otto sol- 
dati e un maresciallo. 

Andarono verso la casa. Il sottufficiale aveva in
mano un foglio rosa. Disse: — Ottavi Paolo? — ma 
l'accento deformò il nome, che parve una parola te- 
desca. Palita non lo capi, e stava sulla porta, tirandosi 
su i pantaloni. — Rispondere, — urlò il maresciallo. 

— Dove essere Ottavi Paolo? — Palita rispose: — 
Sono io — , Dietro di lui apparve la faccia dura e spa- 
ventata dell'Agnese. — Qui disertori, soldati italiani? 

— domandò il tedesco. Fece per entrare, ma l'Agnese 
gli sbarrava la porta, e lui la urtò leggermente, pas- 
sando, col calcio del fucile. Guardò in cucina, nella 
stanza, mentre i soldati cercavano nel fienile, nel pol- 
laio, nella stalla. L'Agnese e Palita stavano stretti con- 
tro il muro e li seguivano con gli occhi. Uno andò 
verso l'uscio chiuso della Minghina. — Nein, — disse 
secco il maresciallo, e il soldato tornò indietro. 

— Voi Ottavi Paolo venire con noi, — dichiarò 
finalmente il tedesco. L'Agnese gli andò incontro: 
s'era come svegliata, camminava viva e pesante come 
quando decideva di compiere un'insolita fatica. — 
Dove lo portate? — chiese con severità. — Che cosa 
vi ha fatto? — Il maresciallo rispose: — Arbaiten. 
Lavoro, — e le voltò le spalle. L'Agnese lo afferrò per 
un braccio, lui indietreggiò, liberandosi con uno 
strappo. — È malato, — disse l'Agnese. — Non può 
lavorare. — Raus! — comandò il tedesco impaziente. 
Palita aveva preso la giacca e il cappello, e andava 
verso il camion in mezzo a due soldati. L'Agnese gli 
corse dietro, gli strinse le braccia intorno al collo. Uno 
dei tedeschi tentò di staccarla, ma lei lo scostò con una 
spinta. Allora il soldato le appoggiò il fucile alla 
schiena, e la voce sgarbata ripeté: — Raus! ......]


(Renata Viganò-L'Agnese va a morire Ed. Einaudi 1949)

Questo romanzo, scritto da una donna che prese parte attiva alla Resistenza  racconta giorno per giorno e mese dopo mese, la cronaca della lotta per la Liberazione nelle valli di Comacchio: le fughe, le fucilazioni, i tradimenti, le sconfitte, le vittorie, ma anche i piccoli gesti quotidiani; il risentimento collettivo di fronte all'offesa dell'invasione, il buon senso popolare che si trasforma in volontà di giustizia e in capacità di lotta organizzata. L'Agnese rappresenta migliaia di operai, di contadini che non credevano di poter avere una funzione determinante nella vita nazionale, e trovandosi nella lotta, a poco a poco videro formarsi in loro un nuovo spirito di responsabilità, un'attitudine a decidere sul destino proprio e delle future generazioni. Questo è stato il miracolo della Resistenza, questo è il miracolo che si ripete ogni volta che il popolo sviluppa un'iniziativa e assume la responsabilità del suo avvenire.





domenica 22 dicembre 2019

La piccola fiammiferaia

Buongiorno e buona domenica,

quando ero piccola io, si parla di molti anni fa, a Natale i regali erano pochi e principalmente ricevevo dei libri di favole. Ricordo "Piccole Donne" ,   e un libro di favole di Andersen. Fra quelle favole, ricordo che una in particolare mi aveva colpito tristemente. Non vi era il finale con principi azzurri ne' "vissero felici e contenti".
Nessuna redenzione, niente fate, ne bacchette magiche, niente di niente !
Credo di aver detestato Andersen e aver voluto cambiare la fine di quella favola.
Era un piccolo racconto e s'intitolava:

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA
H.C. Andersen






Era la sera di Natale fuori nevicava e soffiava un vento gelido. Sotto la neve, c’era una bambina che vagava solitaria, senza scarpe e senza berretto. In verità, quando era uscita di casa, aveva un paio di ciabatte, che erano state della sua mamma ed erano troppo grandi: una l’aveva persa per schivare due carrozze che correvano di gran carriera e l’altra gliel’aveva portata via un ragazzo, per scherzo. Così, la bambina camminava con i piedini congelati.

In grembo, teneva due scatole di fiammiferi che avrebbe dovuto vendere. Purtroppo, però, faceva così freddo che la gente era rimasta chiusa in casa, e così non era riuscita a vendere nemmeno un fiammifero. La piccola fiammiferaia non poteva nemmeno tornare a casa, così a mani vuote: suo padre l’avrebbe picchiata.

La bambina si rannicchiò nell’angolino formato da due case; prese uno dei suoi fiammiferi e lo strofinò contro il muro, per riscaldarsi un poco. Il fiammifero si accese di una luce bizzarra, come fosse una stufa di ferro, che scoppiettava allegramente. La piccola allungò i piedi, per avvicinarli al fuoco, ma il fiammifero si spense e lei si trovò sola al freddo, con un fiammifero bruciato tra le dita.
La bambina accese un secondo fiammifero: alla luce, le parve di vedere una tavola imbandita con un’oca arrostita ripiena di mele e prugne. La piccola si alzò per avvicinarsi al banchetto, ma anche quel fiammifero si spense e lei si trovò a camminare nella neve gelida.
“Ancora uno!” disse la bambina, e accese un terzo fiammifero. Questa volta, nella luce, immaginò di trovarsi di fronte un enorme albero di Natale, con centinaia di candeline che scintillavano tra le sue fronde.

Quando il fiammifero si spense, le candeline volarono in cielo, ed ecco la volta stellata: la bambina ripensò alla sua nonna, che era volata in cielo tanto tempo prima; accese un quarto fiammifero, strofinandolo sul muro. Ed ecco, nella luce, comparve la sua nonna, con uno scialle sulle spalle e il suo lungo grembiule.

“Nonna!” gridò la piccola, cercando di abbracciarla “portami con te! Presto sparirai anche tu, come la stufa, l’oca arrosto e l’albero di Natale. Portami con te”. La piccola fiammiferaia accese uno dopo l’altro tutti i fiammiferi che le rimanevano: la luce si fece sempre più forte, sembrava rischiarare l’intera città. La nonna prese in braccio la sua bambina e insieme volarono in cielo, tra le braccia di Dio.

Il giorno dopo, i passanti trovarono la bambina senza vita, rannicchiata tra due case, con il sorriso tra le labbra. “Poverina” pensarono “avrà provato a riscaldarsi un poco con i fiammiferi”.

Io avrei concluso così (chiedendo scusa al grande scrittore):

La piccola fiammiferaia stava per mettersi a piangere quando vide una bella signora con un bambino per mano andarle incontro.
“Ciao piccola” disse la bella signora “perché sei qui al freddo da sola?”
“Vendo fiammiferi, ma per scaldarmi li ho accesi quasi tutti; tornerò a casa senza soldi e il mio patrigno mi picchierà”.
Gli occhi della signora si riempirono di dolcezza. “Io ho un’altra idea: vuoi venire a passare il Natale da noi? Sono giorni  e giorni che ti guardo e ho deciso che, se vorrai, la nostra casa sarà la tua da ora in poi.  Ti va?”

La piccola fiammiferaia, incredula, rispose di sì. Quello fu per lei il primo di molti Natali felici, passati insieme alla sua nuova famiglia.

Alle favole possiamo cambiare i finali e portarli dove vogliamo noi, ma purtroppo nella realtà non è così, per molti bambini nel mondo il Natale non arriva e restano nella sofferenza della fame e  delle guerre volute dai grandi .



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lunedì 17 settembre 2018

Ode alla vita








Questa bellissima poesia è stata per anni attribuita erroneamente a Pablo Neruda ma è stata scritta dalla giornalista e scrittrice brasiliana MARTHA MEDEIROS nata a Porto Alegra il 20 agosto 1961




Lentamente muore

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare."


Martha Medeiros

*§*

Non capisco chi abbia avuto interesse ad attribuire questa poesia a un altro scrittore, comunque sia, di fronte a questa "Ode alla vita" chiunque l’abbia scritta,  non ci si può non soffermare, non si può non riflettere.




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lunedì 19 marzo 2018

Prima di giudicare....



simplelifeintuscany







Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi la’ dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io. 
                                                      L. Pirandello.








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lunedì 1 maggio 2017

Maggio/ Un tè con...


Buongiorno e benvenuti,

 per la rubrica "un Tè con"  oggi siamo in compagnia di tre sorelle, un trio di scrittrici della prima metà dell'Ottocento, famose per aver pubblicato tre romanzi che conobbero,  o in vita o postumi, successi e critiche. Tre anime luminose che riuscirono a diradare le nebbie della brughiera inglese in cui nacquero.



                                                                                      1



* Dear Ladies Brontë volete parlarci un po' di voi, dove siete nate e come e stata la vostra infanzia?

- Sono Charlotte, rispondo io perché sono la maggiore tra noi; siamo nate a Thornton/Yorkshire, eravamo cinque sorelle e un fratello: Maria nacque nel 1814, Elizabeth nel 1815, io nacqui nel 1816, nostro fratello Patrick Branwell nel 1817, Emily nel 1818 e Anne nel 1820.
Nostro padre Patrick Brontë, parroco anglicano di origine irlandese,  nel 1820 si trasferì a Haworth quando io avevo quattro anni e l'anno dopo morì nostra madre Maria Branwell.Le due figlie maggiori, Maria ed Elizabeth morirono di tubercolosi all'età rispettivamente di undici e nove anni dopo alcuni mesi trascorsi nel pensionato religioso di Cowan Bridge, una scuola per figlie di ecclesiastici. Anche io ed Emily frequentammo quel pensionato ma dopo l'ennesima epidemia di tifo tornammo a casa e la nostra istruzione proseguì con nostro padre, un uomo vigoroso e preciso che influenzò con le sue idee i nostri primi componimenti.
Le condizioni di vita malsane di quell''istituto, l'igiene trascurata, il vitto insufficiente, l'atmosfera permeata di fanatismo religioso saranno in seguito immortalate nel mio romanzo: Jane Eyre.





                                                                 Charlotte Brontë
Emily Brontë




Anne Brontë



* Mrs Emily Brontë fu lei a decidere di usare pseudonimi nei vostri romanzi?

- Si,avevo timore che le nostre opere fallissero per i pregiudizi che allora esistevano nei confronti delle donne così decidemmo di usare pseudonimi maschili; Charlotte scelse Curriel  Bell, Ann preferì Acton Bell ed io decisi per Ellis Bell. Tutto cominciò nel 1844 quando Charlotte trovò in un cassetto due quaderni di mie poesie, uno senza titolo e l'altro intitolato "Gondal Poems"decise così di pubblicare un volume con i nostri versi, io acconsentii a condizione che il libro uscisse con pseudonimi maschili.

*  Nel 1846 uscì "Poems" di Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell ma l'anno dopo fu pubblicato il suo romanzo più famoso...

- In quel "feroce e perverso romanzo" Cime Tempestoseho cercato di descrivere la complessità dell'animo umano e i lati avversi del sentimento amoroso, pur non avendolo mai conosciuto.
Le critiche erano spietate nell' Inghilterra perbenista di quel periodo.
Non amavo vivere in società, quel poco che conobbi mi indusse a distaccarmene in fretta e tornare definitivamente nella mia dimora per dar nutrimento al mio desiderio di solitudine e perdermi nella mia amata brughiera.




* Mrs Anne lei è stata autrice e scrittrice come le sue due sorelle, come è stata la sua infanzia?

- Sono nata il 17 gennaio 1820, ultima di sei fratelli. Mia madre morì quando avevo appena un anno.
Mentre le mie quattro sorelle erano in istituto io venni educata in famiglia al disegno e alla musica.
In seguito frequentai una scuola pubblica ma ben presto mia sorella Charlotte, divenuta insegnante, si occupò della mia istruzione.
La vita famigliare era sotto l’incubo della degradazione fisica e morale di nostro fratello Branwell. Ne patii molto, accettai un impiego da governante, soffrii per la  tresca di Branwell, anche lui precettore nella stessa famiglia, con la padrona di casa; Branwell morì alcoolizzato nel 1848.
Nel 1847 pubblicai il mio primo romanzo Agnes Gray insieme ai romanzi delle mie sorelle,  loro ebbero più successo di me. L'anno dopo uscì il mio secondo romanzo The Tenant of Wildfell Hall sempre sotto lo  pseudonimo di Acton Bell.





* Il suo libro Agnes Gray è la  sua autobiografia? Ci sono molte situazioni analoghe alla sua vita.

- Molte situazioni in cui si trova la protagonista del romanzo le ho vissute e raccontate in prima persona.  Con Agnes condivido la provenienza sociale, il fatto di essere entrambe  figlie più giovani di un pastore anglicano, e l'esperienza come istitutrice presso famiglie. A differenza di me Agnes ottiene una forma di riscatto autonoma che io non ho avuto.


1 -  2 photo from"To Walk Invisible: The Lives of the Brontë Sisters" - movie BBC2016


Charlotte, Emily e Anne erano dotate di un talento fuori dal comune, ci hanno lasciato dei capolavori letterari da cui sono stati tratti film e rappresentazioni, ma la loro breve vita non fu facile. La casa isolata nella brughiera inglese spazzata dal vento fu deleteria per i loro polmoni e per la loro psiche .. Si fecero coinvolgere nella fantasia e nella scrittura cercando di vincere quella solitudine che le accompagnò per tutta la vita.

Amo questo tempo; Amo questo cielo d'acciaio; Amo la tranquillità della terra indurita dal gelo.
                                                                                                                                   (da Jane Eyre)






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mercoledì 1 marzo 2017

Marzo/Un tè con...



Buongiorno,




per il "Tea Party" di questo mese abbiamo la regina del romanzo poliziesco, in
cinquant'anni di carriera ha scritto 66 romanzi e 156 racconti.

 Con i suoi due miliardi di libri venduti è la scrittrice più famosa di tutti i tempi.





AGATHA CHRISTIE




* Cara Signora Christie,il suo vero nome è Agatha Mary Clarissa Miller, ci vuol parlare un po' di lei, dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata il 15 settembre 1890 a Torquay nel sud dell'Inghilterra.Mio padre, Fred Miller, era un agente di cambio americano e mia madre, Clara Boehmer, era una signora della buona società inglese. Hanno avuto tre figli, Marjorie, Louis e me. Nel 1901 morì mio padre ; poco dopo mia sorella si sposò e si trasferì New York, mentre mio fratello partì militare in India. Io e mia  madre rimanemmo sole nella villa di Ashfield. Della mia educazione scolastica si occuparono mia madre e mia nonna, imparai da sola a leggere.

* Quando nacque la sua passione per i romanzi gialli?
- A 18 anni sviluppai uno spiccato interesse per la scrittura e iniziai a scrivere la bozza del mio primo libro, ma non volevo diventare una scrittrice professionista. Mi piacevano le feste con le amiche e desideravo trovarmi un fidanzato.




* Questo desiderio fu esaudito molto presto?
- Conobbi Archibald Christie, un giovane pilota colonnello della Royal Flying, ben presto però scoppiò la guerra e Archie venne chiamato sotto le armi. Nel 1914 durante una licenzia dal servizio Archie ed io ci sposammo in gran segreto. Nel 1919 nacque nostra figlia Rosalind.

* La guerra le cambiò la vita?
- Certamente, mentre Archie combatteva al fronte, io decis di fare la mia parte per la nazione, mi arruolai come infermiera nella Croce Rossa Britannica. Mi è piaciuto subito fare l'infermiera, mi ci sono avvicinata con entusiasmo. Nel 1916 venne aperto il dispensario di Torquay e venni in contatto con i medicinali. Mi vennero insegnati i calcoli precisi necessari per preparare la dose esatta per i pazienti. Troppo poca non curerebbe, troppo grande avvelenerebbe. Nel tempo libero mi dedicavo alla scrittura e iniziai a pensare che la mia conoscenza sui veleni avrebbe potuto dare una svolta ai miei romanzi gialli. Il veleno ha un certo fascino, non ha la rozzezza di un proiettile o di un oggetto contundente.


* Nella stesura dei suoi romanzi gialli lei  seguiva una tecnica particolare?
- Prima di tutto decidevo il crimine, poi iniziavo a decidere il movente (talmente ovvio che veniva scartato dal lettore), poi selezionavo un gruppo di personaggi e infine la trama. Ma la chiave a svelare il mistero necessitava di un detective; senza un detective credibile la storia non avrebbe retto.





* Inventò così un personaggio di spicco dei suoi "gialli"?
- Lo immaginai come un uomo piccolo, metodico, meticoloso e molto intelligente. Hercule Poirot divenne il protagonista di 33 romanzi e 54 racconti. Lo dotai di una certa propensione al senso morale rivelando parte di me stessa e, in alcuni casi, lo resi capace di provare persino pietà per gli assassini che commettevano un crimine per passione. Nel 1918 inviai il mio primo manoscritto a diversi editori con Poirot alle prese con un avvelenamento.

* Fu l'inizio del suo successo come scrittrice?
-  Furono anni in cui concentrai tutta la mia attenzione sulla scrittura, mio marito conobbe sui campi da golf una ventiseienne, se ne innamorò e nell'autunno del 1926 chiese il divorzio. Ebbi un forte esaurimento nervoso ma dopo due mesi lasciai tutto alle spalle e partii per la Mesopotamia. Il viaggio sull'Orient Express m' ispirò il romanzo più famoso:"Assassinio sull' Orient Express".




* In seguito incontrerà l'uomo che le cambierà la vita?
- Durante un secondo viaggio in quei luoghi, incontrai Max Mallowan,  un archeologo ambizioso di quattordici anni meno di me. Mi innamorai di nuovo e ci sposammo nel giro di pochi mesi. Giurai a me stessa di non fare l'errore commesso con il primo marito. Non lasciai da solo Max nemmeno un minuto. I viaggi in Medio Oriente per il lavoro di mio marito mi ispirarono altri romanzi tra i quali "Poirot sul Nilo".
Un archeologo è un marito ideale. Più invecchi e più si interessa a te.“

* Di nuovo un'altra guerra all'orizzonte?
- Nel 1939 Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania e Max si arruolò nella Guardia Nazionale Britannica, mentre io ancora una volta feci la volontaria al dispensario di Torquay.

* Un nuovo personaggio sostituirà Poirot nei suoi racconti?
- Nel 1945 incominciai a stancarmi del personaggio di Poirot e lo sostituii con Miss Marple, una donna dalla mente affilata come un rasoio.

* Gli anni '60 sono gli anni di Hollywood?
- Vengono realizzati sei film, ma raramente rimasi soddisfatta del risultato.

* I suoi lettori avrebbero voluto conoscerla di più ma lei  è stata sempre una persona molto timida.
- Le persone dovrebbero interessarsi molto più ai libri, non ai loro autori.









Credits

Con questo post si conclude un anno della rubrica "Un tè con..." dal mese prossimo continuerò con un'altra veste.








sabato 1 ottobre 2016

Ottobre/Un Tè con...


Buongiorno,

come ogni inizio del mese, siete tutte invitate alla rubrica:





questo mese il personaggio me lo ha suggerito mia figlia Linda e non poteva essere che una scrittrice inglese, data la sua passione  per quel genere di letteratura. 



1797/1851


 * Cara Signora Shelley, ci può raccontare un po' di lei, dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a  Londra il 30 agosto 1797 da William Godwin filosofo anarchico e da Mary  Wollstonecraft, donna forte e determinata paladina dei diritti delle donne. Purtroppo mia  madre morì pochi giorni dopo la mia nascita. Mio padre si risposò  con una vedova Mary Jane Clairmont  madre di due figli. A causa dei miei cattivi rapporti con la matrigna mio  padre mi mandò a vivere a casa di amici dove trovai la serenità per coltivare la mia  passione nella scrittura.

* Presto incontrò l'amore della sua vita il paeta e filosofo Percy Shelley.
- Percy era già sposato, la nostra relazione era disapprovata da mio padre ma io trovai in lui tutti gli ideali di libertà e riformismo. Scelsi di seguire le mie passioni fuggimmo in Francia e poi in Svizzera e in Italia. A seguito della morte della moglie di Percy, ci sposammo, io avevo diciannove anni.

* Ci vuole raccontare come nacque l'ispirazione del suo romanzo più famoso Frankenstein?
-  Questo libro è nato quasi per gioco cioè quando il poeta e politico Lord Byron, durante un soggiorno estivo con noi e il fido medico John  Polidori a Ginevra, suggerì a ciascuno di scrivere un racconto dell'orrore, che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Io scrissi"Frankenstein" nato da un terribile incubo notturno.

* In breve,  di che cosa tratta il romanzo?
- Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto, a infondere la scintilla della vita. Malgrado l'aspetto terrificante la creatura si rivela con bontà di cuore e mitezza d'animo. Quando però si accorge di suscitare disgusto e paura, la sua natura incline alla bontà subisce una totale trasformazione e diventa una furia distruttiva.





* Quali furono gli altri suoi romanzi?
- Matilda 1819 - tradotto in Italia nel 1980
 -Maurice 1820
- Valperga 1823
- L'ultimo uomo 1826 - tradotto in Italia nel 1996
- Falkner 1837
- A zonzo per la Germania e per l'Italia 1844
 Per decenni le mie opere rimasero in ombra dalla preminente figura di mio marito Percy Shelley.

Come giudica lo scorrere della sua vita passata?
- C'è stato tutto, miseria e ricchezza gioie e dolori.Sono cresciuta nell'idealizzazione di una madre cui avevo di fatto tolto la vita nascendo. Sono entrata giovanissima nel mondo di una sessualità subito associata a maternità luttuose, emarginata per ragioni sociali e politiche e infine vedova a ventiquattro anni dopo che Percy annegò con la sua barca nel mare di La Spezia.




" E' una farsa il chiamare virtuoso un qualsiasi essere le cui virtù non derivino dall'esercizio della sua propria ragione"   Mary Shelley



Photo from Oxford Playhouse Theater

" Nulla contribuisce a tranquillizzare la mente quanto uno scopo preciso, un punto sul quale l'anima possa fissare il suo occhio." 
Mary Shelley






Anche questo tea party è giunto al termine spero sia stato piacevole, per me lo è stato, cercando di conoscere, in parte, questa scrittrice  e autrice di uno dei più agghiaccianti  romanzi neri o gotici mai scritti.


Alla prossima! Con un nuovo personaggio e con la Rubrica "Un tè con..."




lunedì 1 agosto 2016

Agosto/Un tè con...






.


Buongiorno e benvenute alla rubrica mensile
 "Un Tè con...".


Per questo mese ho pensato  a una scrittrice, illustratrice e naturalista inglese;  autrice di libri per l'infanzia fra le più amate nel mondo.
Amante degli animali, della natura e delle fiabe.


1866/1943













* Cara Signora Potter, ci può raccontare un po' di lei, dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Kensington, Londra il 28 luglio 1866, provengo da una famiglia piuttosto abbiente e dalla mentalità tipicamente vittoriana. Ricevetti lezioni private fino all'età di diciotto anni.

* La sua passione era dipingere ad acquarello?
- Dipingevo illustrazioni di animali del bosco e inviavo storie illustrate ai bambini della mia ex governante Annie Moore che intuì il mio talento, ma i miei genitori mi scoraggiarono a proseguire.

* Come è iniziata la sua carriera artistica?
- Nel 1890, con mio fratello Bertram dipingevamo cartoline natalizie e cominciammo a guadagnare qualcosa, Queste illustrazioni furono notate da un editore che le usò per illustrare le poesie di Frederic Weatherly. Decisi di proseguire i miei sogni e pubblicai a mie spese le favole illustrate.
La prima fu "The Tale of Peter Rubbit (La storia di Peter Rubbit).













* Gli animali nei suoi racconti non solo parlano, hanno abitudini "umane" ricche di dolcezza e fantasia.
- I protagonisti sono apparentemente educati e razionali ma nascondono un'indole selvaggia che si rifà alla loro vera natura. Nei miei racconti io parlo direttamente con il lettore senza dare ad ogni costo una morale o imporre i valori vittoriani che non condividevo.

* I suoi disegni ritraevano soltanto animali?
- No, ho disegnato anche piante, insetti, licheni, fossili e funghi, la raccolta composta da 270 disegni è stata pubblicata e ritenuta di grande valore scientifico.










 Beatrix Potter 1905 botanical illustrations (Victoria and Albert Museum)


* Ci fu anche un brutto periodo nella sua vita , per la prematura scomparsa del suo fidanzato... 
- Ad un certo punto mi innamorai ricambiata del mio editore, ma i miei genitori si opponevano fortemente a questa mia relazione. Loro ricchi ereditieri non accettavano un uomo che lavorasse per vivere, quando si convinsero a lasciarci sposare lui se ne andò a causa di una brutta malattia.
Dopo aver superato questo periodo difficile, e grazie ai soldi guadagnati per la vendita dei miei libri, lasciai la sfarzosa dimora di Londra e mi stabilii in un delizioso cottage, "Hill Top" nel Lake District. Qui per oltre trent'anni, oltre a scrivere lottai per la salvaguardia della natura, acquistando innumerevoli terreni (ben 14 fattorie e 4000 acri di terra) che rischiavano di finire in mano a costruttori senza scrupoli, Terreni che poi destinai in eredità al National Trust, ente che svolge funzioni di tutela dei beni culturali e ambientali della Gran Bretagna.

*Possiamo dire che la sua favola ha avuto un lieto fine?
- Certamente...! E' cominciata con le lettere al figlio della mia ex governante, è continuata con le illustrazioni, i libri, gli acquarelli, la tenuta agricola, l'allevamento di pecore ecc. e non è ancora finita visto che il mio desiderio di conservare intatta quell'oasi naturale nella campagna inglese non è andato deluso.










1971 (La storia di Beatrix Potter)







“C'è qualcosa di delizioso sulla scrittura di quelle prime parole di una storia. Non si può mai dire con precisione dove ti porterà. La mia mi ha portato qui, dove appartengo.”
Beatrix Potter










 Il tea party di oggi ha un'atmosfera particolare quello della dolce campagna inglese con questa cara, indimenticabile signora, regina  della letteratura per l’infanzia.

***
E voi, lo conoscete questo personaggio? Raccontatemi cosa ne pensate mentre prendiamo un'altra tazza di tè...



Ceadits:




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