domenica 22 settembre 2019

Ora o mai più!



Buongiorno e buona domenica,

dobbiamo agire ora per sensibilizzare i governi allo sviluppo sostenibile e contrastare la catastrofe ambientale che si sta  delineando, per cercare di salvaguardare le foreste, i fiumi i mari e l'aria che respiriamo.


Il 20 e il 27 settembre, alla vigilia e all'indomani del Summit dell'ONU sul clima, i ragazzi dei Fridays For Future rinnoveranno l'invito ad agire contro il riscaldamento globale.




Un argomento poco toccato in generale è  la produzione dei tessuti, la seconda più grande fonte di inquinamento del pianeta.

Quante volte acquistiamo indumenti che contengono poliestere e altre materie sintetiche senza pensare  ai danni per l'ambiente che l'industria dell'abbigliamento produce. Tonnellate di anitride carbonica viene messa in circolo senza contare l’enorme quantità di acqua, di energia e di terre che vengono sottratte all’agricoltura. Inoltre questo materiale non essendo biodegradabile, rilascia nell'aria e nell'acqua microparticelle dannose alla nostra salute.

Si potrebbe pensare allora di essere “più verdi”, indossando solo vestiti di prodotti naturali come la lana e il cotone. Questi si degradano più facilmente, ma non sono poi così inerti nei confronti del nostro pianeta. Ad oggi ad esempio, il 2,5 per cento delle terre coltivabili sono sfruttate per la produzione del cotone, terre che vengono sottratte soprattutto a Paesi poveri. Inoltre per incentivare la produzione si usano pesticidi, fertilizzanti e grandissime quantità di acqua. E in più c’è il fatto che per essere lavorato il cotone richiede molta più energia che non le fibre sintetiche. Tutto questo mentre ogni secondo nel mondo si butta un camion pieno di capi d’abbigliamento. Per convenienza puramente economica i vestiti vengono sempre più prodotti in Asia meridionale e orientale, luoghi molto distanti dalle aree dove si fa maggior consumo di vestiti, ossia l’Europa e gli Stati Uniti. Solo per il trasporto il pianeta deve subire inquinamento e un forte dispendio di energie.

Ma c’è chi vuole realmente dare una svolta alla situazione, diverse industrie si stanno rivolgendo a materiali riciclabili  per produrre tessuti come ad esempio le bucce degli agrumi e altri scarti di origine biologica.

La verità è che le leggi nel settore tessile sono carenti. Da noi i controlli da parte di Nas, Asl e ministero della Salute avvengono sempre a posteriori, cioè solo se è il cittadino a segnalare il caso, spesso dopo averne già subito le conseguenze sulla propria pelle in termini di reazioni allergiche, e  nemmeno il marchio made in Italy è di per sé garanzia di qualità, dal momento che include prodotti confezionati in Italia ma con tessuti importanti dalla Cina o da altri Paesi extraeuropei.Negli abiti si nasconde infatti una subdola minaccia spesso sottovalutata rappresentata da elementi chimici dai nomi complicati: ftalati, formaldeide, metalli pesanti, solventi, coloranti tossici.

Nel ciclo di vita di un prodotto, l’utilizzo e la fase terminale del prodotto spesso hanno l’impatto maggiore sul pianeta. I nostri armadi sono  pieni di vestiti che abbiamo indossato poco, o  perchè fuori moda o perchè non ci stanno più.  Io personalmente voglio cambiare le cose: metterò più attenzione nell'acquisto degli indumenti spendendo un pò di più ma sostenendo quei marchi in cui sia garantita la qualità e la sostenibilità nella produzione, e magari alla fine riciclandoli nei negozi dell’usato invece di buttarli.

Le nostre scelte di acquisto potranno fare molto per cambiare la mentalità del profitto, indirizzandola verso la qualità anzichè la quantità.






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5 commenti:

  1. Ciascuno può fare piccole scelte quotidiane e tante piccole scelte fanno una grande scelta. Ciao Verbena e grazie.
    sinforosa

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  2. La vedo una cosa talmente difficile da effettuare perchè non tocca solo l'abbigliamento in generale ... certamente occorre correre a drastici rimedi ...un abbraccio

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  3. So true Verbena! We need to care for Mother Earth, it is a tragedy how things are going. The population of people need to be educated on the clothing we buy, the products we use, saving water, and anything we can do to help our environment. Education is the key.

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  4. Le piccole scelte sono le piccole gocce che alimentano il mare del cambiamento di cui il nostro pianeta ha bisogno.
    Diamoci da fare!
    Un abbraccio
    Maria

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