giovedì 3 ottobre 2019

Un borgo abbandonato e il fantasma di Elvira


Buongiorno,

ottobre, il primo mese autunnale è legato ad Halloween, all'immaginario comune su fantasmi e alle storie di paura. Uno scenario ideale è il borgo abbandonato di TOIANO in provincia di Pisa nel comune di Palaia dove vi porto oggi, per conoscere la sua storia e il mistero che lo racchiude..








È situato in una zona di notevole interesse paesaggistico, tra l’area palaiese e quella volterrana, tra le colline pisane e i calanchi di sabbia che sconfinano nelle balze della zona intorno a Volterra.
Le sue origini risalgono all’alto medioevo, e la struttura del paese resta quella di un castello, a cui si accede tramite un ponte, attualmente pericolante, forse in origine un ponte levatoio.

Il massimo splendore di questo piccolo borgo risale all’ottocento, quando i suoi abitanti raggiunsero quota 521.

Pian piano Toiano iniziò il declino, dovuto al boom economico degli anni 60, ma ha concorso all’abbandono la mancanza di acqua corrente, il pericolo di crolli ,causati dall’erosione del sottosuolo costituito da speroni di tufo alti 40/50 metri,  e la terra arida che pioggia e vento hanno reso incoltivabile.

Toiano è stato segnalato dal FAI ( Fondo per l’Ambiente Italiano) e fa parte dei luoghi da salvare


Inizialmente sotto il dominio lucchese, passò poi sotto i pisani e nel 1362 sotto l'egemonia fiorentina, grazie all'azione del condottiero Rodolfo II Da Varano, il quale dopo aver vinto l'assedio, prese una campana della rocca e la inviò come trofeo a Firenze, dove fu posta nel ballatoio di Palazzo Vecchio[2]. Nel 1364 il paese (da allora detto "Toiano Vecchio") fu distrutto dai fiorentini e il territorio venne restituito ai pisani, in seguito agli accordi di pace tra le due città.

Gli abitanti di Toiano ricostruirono nuovamente il villaggio (da allora detto "Toiano Nuovo"), ma nel 1406 si arresero nuovamente al dominio di Firenze (fonte Wikipedia).






E’ il 5 giugno 1947 e a Toiano,  la vita scorre tranquilla fra il lavoro nei campi e le faccende domestiche. Intorno alle due del pomeriggio Elvira Orlandini, considerata la ragazza più bella del paese, prende una brocca e va a prendere l’acqua alla fonte, poco distante da casa sua.

Saluta la madre ed esce di casa. Sul cammino per recarsi alla fonte incontra un’amica. Elvira le chiede se vuole andare con lei a prendere l’acqua, ma l’amica rifiuta e le due si salutano. Elvira prosegue verso la fonte.



Circa due ore dopo , non vedendola tornare, la madre della giovane esce a cercarla. Percorre il sentiero fino alla fonte e non vedendo la figlia torna a casa preoccupata avvisando il marito, Antonio. L’uomo comincia le ricerche insieme al cognato Giovanni e i due percorrono il sentiero che avrebbe dovuto percorrere Elvira

E’ proprio in quel bosco che Antonio troverà il corpo senza vita di sua figlia, con la gola sgozzata da un taglio che va da un orecchio all’altro.

Accanto a lei la brocca piena d’acqua e le ciabatte della giovane, sistemate vicino alla brocca.

Il padre di Elvira porta il cadavere della figlia fuori dal bosco e vengono chiamati i carabinieri. Intorno alle sei arriva il maresciallo del comando di Palaia, che si occuperà del caso.
Il primo sospettato, come spesso succede in questi casi, è il fidanzato di Elvira: Ugo Ancillotti. Il giovane è un reduce della guerra che dopo il conflitto è tornato a fare il contadino al suo paese. E’ considerato da tutti  un ragazzo serio, ma molto geloso.In paese infatti tutti sanno della sua gelosia e dei frequenti litigi con Elvira. Inoltre sui pantaloni del giovane vengono ritrovate tracce di sangue e il suo alibi non è attendibile.

Il maresciallo non ha dubbi e arresta Ugo 4 giorni dopo l’omicidio. Nonostante gli indizi contro Ugo, ce ne sono altri a suo favore. Ad esempio le impronte ritrovate alla fonte sono più piccole delle sue. Ugo avrebbe inoltre accompagnato Elvira a casa dopo la messa verso le 13.30 e poi sarebbe stato visto tornare a casa e pranzare. Sarebbe stato praticamente impossibile per lui andare alla fonte, entro le 14.00, ora dell’omicidio.

Nonostante i litigi fra i due, in molti in paese sono convinti della sua innocenza.

Elvira Orlandini
Elvira faceva la domestica nella villa di una ricca famiglia svizzera, la famiglia Salt, che trascorreva alcuni mesi dell’anno nella villa che possedeva a Toiano.

I Salt avevano un figlio dell’età di Elvira, che aveva in più occasioni corteggiato la giovane nonostante fosse fidanzata. Anzi, si vocifera anche di una lettera anonima recapitata a Ugo, in cui gli veniva intimato di non sposarla.
Alla fine del 1949 il processo si concluse per mancanza di prove, e l’uomo tornò a vivere a Toiano. Ancillotti morì nel 2013 proclamandosi sempre innocente.
Il figlio dei Salt, non venne mai indagato né accusato, probabilmente per timore reverenziale nei confronti della nobile famiglia svizzera. La realtà dei fatti, a ormai 70 anni dalla morte della ragazza, rimarrà per sempre sepolta con lei.
Restano sepolte le domande che non hanno avuto risposta, sotto il manto di edera che oggi inghirlanda la lapide con la foto della ragazza uccisa, nel Botro della Lupa. La bella Elvira non attende più giustizia, si è consegnata alla memoria con la sua storia maledetta, lasciando dietro di sé una delle tante leggende dei boschi.

Dicono che per anni ci sono stati avvistamenti della bella Elvira aggirarsi come fantasma  tra le rovine di questo borgo che conserverà per sempre la sua verità.




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domenica 22 settembre 2019

Ora o mai più!



Buongiorno e buona domenica,

dobbiamo agire ora per sensibilizzare i governi allo sviluppo sostenibile e contrastare la catastrofe ambientale che si sta  delineando, per cercare di salvaguardare le foreste, i fiumi i mari e l'aria che respiriamo.


Il 20 e il 27 settembre, alla vigilia e all'indomani del Summit dell'ONU sul clima, i ragazzi dei Fridays For Future rinnoveranno l'invito ad agire contro il riscaldamento globale.




Un argomento poco toccato in generale è  la produzione dei tessuti, la seconda più grande fonte di inquinamento del pianeta.

Quante volte acquistiamo indumenti che contengono poliestere e altre materie sintetiche senza pensare  ai danni per l'ambiente che l'industria dell'abbigliamento produce. Tonnellate di anitride carbonica viene messa in circolo senza contare l’enorme quantità di acqua, di energia e di terre che vengono sottratte all’agricoltura. Inoltre questo materiale non essendo biodegradabile, rilascia nell'aria e nell'acqua microparticelle dannose alla nostra salute.

Si potrebbe pensare allora di essere “più verdi”, indossando solo vestiti di prodotti naturali come la lana e il cotone. Questi si degradano più facilmente, ma non sono poi così inerti nei confronti del nostro pianeta. Ad oggi ad esempio, il 2,5 per cento delle terre coltivabili sono sfruttate per la produzione del cotone, terre che vengono sottratte soprattutto a Paesi poveri. Inoltre per incentivare la produzione si usano pesticidi, fertilizzanti e grandissime quantità di acqua. E in più c’è il fatto che per essere lavorato il cotone richiede molta più energia che non le fibre sintetiche. Tutto questo mentre ogni secondo nel mondo si butta un camion pieno di capi d’abbigliamento. Per convenienza puramente economica i vestiti vengono sempre più prodotti in Asia meridionale e orientale, luoghi molto distanti dalle aree dove si fa maggior consumo di vestiti, ossia l’Europa e gli Stati Uniti. Solo per il trasporto il pianeta deve subire inquinamento e un forte dispendio di energie.

Ma c’è chi vuole realmente dare una svolta alla situazione, diverse industrie si stanno rivolgendo a materiali riciclabili  per produrre tessuti come ad esempio le bucce degli agrumi e altri scarti di origine biologica.

La verità è che le leggi nel settore tessile sono carenti. Da noi i controlli da parte di Nas, Asl e ministero della Salute avvengono sempre a posteriori, cioè solo se è il cittadino a segnalare il caso, spesso dopo averne già subito le conseguenze sulla propria pelle in termini di reazioni allergiche, e  nemmeno il marchio made in Italy è di per sé garanzia di qualità, dal momento che include prodotti confezionati in Italia ma con tessuti importanti dalla Cina o da altri Paesi extraeuropei.Negli abiti si nasconde infatti una subdola minaccia spesso sottovalutata rappresentata da elementi chimici dai nomi complicati: ftalati, formaldeide, metalli pesanti, solventi, coloranti tossici.

Nel ciclo di vita di un prodotto, l’utilizzo e la fase terminale del prodotto spesso hanno l’impatto maggiore sul pianeta. I nostri armadi sono  pieni di vestiti che abbiamo indossato poco, o  perchè fuori moda o perchè non ci stanno più.  Io personalmente voglio cambiare le cose: metterò più attenzione nell'acquisto degli indumenti spendendo un pò di più ma sostenendo quei marchi in cui sia garantita la qualità e la sostenibilità nella produzione, e magari alla fine riciclandoli nei negozi dell’usato invece di buttarli.

Le nostre scelte di acquisto potranno fare molto per cambiare la mentalità del profitto, indirizzandola verso la qualità anzichè la quantità.






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