sabato 1 aprile 2017

Aprile/ Un tè con ...



Buon giorno ,

continuano le mie interviste impossibili a personaggi importanti nella rubrica mensile "Un Tè con". Questo mese la rubrica compie un anno e, come annunciato il mese scorso, ho deciso di cambiare l'immagine/banner di copertina .







Oggi abbiamo il simbolo indiscusso del teatro drammatico italiano della fine dell'Ottocento/inizi del Novecento,:




Definita meritatamente la più grande attrice teatrale italiana di tutti i tempi, Eleonora Duse   ha rappresentato con la sua profonda sensibilità recitativa e la sua grandissima naturalezza, opere di grandi autori come D'Annunzio, Verga, Ibsen e Dumas.

*§*

Cara Signora Duse,il suo vero nome è Eleonora Giulia Amalia Duse, ci vuol parlare un po' di lei, dove è nata e come è stata la sua infanzia?
- Sono nata a Vigevano in provincia di Pavia il 3 ottobre 1858, in una camera d'albergo dove i miei genitori, attori girovaghi di scarse fortune erano in tournée con la loro compagnia. Non frequentai le elementari ma a quattro anni recitai nel ruolo di Cosetta ne 'i Miserabili, mi ricordo che per farmi piangere qualcuno mi picchiava sulle gambe. A dodici anni sostituii mia madre ammalata nei ruoli di protagonista della "Francesca da Rimini" di Pellico, e della "Pia dé Tolomei" di Marenco. Nel 1873 ottenni il primo ruolo stabile nella compagnia di mio padre. Io diventavo nella recitazione ciascuna donna che interpretavo.









* Dunque, quando recitava la separazione tra donna e attrice sfumava?
- Le donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre mi impegnavo di farle capire a quelli che mi ascoltavano, quasi volessi confortarle, erano loro che hanno finito per confortare me.

* Lei non usava il trucco in scena, ci vuol spiegare il motivo?
- Perché io non ho mai avuto bisogno di orpelli o maschere. La mia recitazione veniva dall'anima, senza filtri, si traduceva nella mimica del volto con i suoi rossori, i suoi pallori. Mi son battuta tutta la vita per un teatro più vero, proprio come ero io quando salivo sul palco.

* Ha sempre amato i fiori e la natura in genere?
- "Se la vista di cieli azzurri ti riempie di gioia, se le cose semplici della natura hanno un messaggio che tu comprendi, rallegrati perché la tua anima è viva". Io amavo i fiori, amavo spargerli sul palcoscenico, amavo  indossarli appuntati sui vestiti.

* Un incontro da lei voluto segnerà il suo percorso artistico?
-  Nel 1882 vidi recitare a Torino  Sarah Bernhardt. Ad ogni spettacolo rimanevo incantata, la udivo e piangevo. Qualche anno dopo debuttai a Parigi e Sarah rimase contrariata dai miei successi. Volle conoscermi, mi offrì di usare il suo teatro parigino (Théâtre de la Renaissance) ma io rifiutai.
Quell'ambiente mi offrì la possibilità di conoscere nuovi autori vista la sostanziale assenza di drammaturgia in Italia. Arrivarono così i successi con  “La Signora delle Camelie” di Dumas, “La Cavalleria Rusticana” di Verga, “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare, “Casa di Bambola” di Ibsen.








* Cosa vuole raccontare del suo difficile legame sentimentale con Gabriele D’Annunzio? Come fu l'incontro con l'uomo sbagliato che entrò nella sua vita?
- Non esistono uomini sbagliati, esiste l’amore,  esiste la passione. Ho amato un uomo crudele ed immorale ma non me ne pento, perché non ho avuto scelta. Vi fu un primo contatto epistolare e qualche tempo dopo, nel 1894, l’incontro fatale a Venezia.
Rimasi incantata, e mi resi conto che la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Solo molto tempo dopo trovai il coraggio di staccarmi da lui, esasperata dal suo egoismo, dalla sua presunzione e dai suoi ripetuti tradimenti.

* Quale fu il suo peggiore affronto?
- Furono molti gli affronti che dovetti subire. Quando scrisse il romanzo autobiografico "Fuoco" mise in piazza senza dirmi nulla i particolari della nostra relazione. Ma fu il tradimento artistico che mi costrinse ad allontanarmi per sempre da lui: affidò il ruolo principale ne' "La città morta" alla mia rivale, Sarah Bernardt dopo che io mi ero adoperata a trovare i finanziamenti, il teatro e gli attori.. E non si fermò lì, mi tolse anche la parte della protagonista ne' "La figlia di Iorio" che aveva scritto appositamente per me, proprio quando stavo per portarla in scena e la affidò a Irma Gramatica. Fu la fine dell'idillio.

Trovo ingiusto che una donna così straordinaria abbia dovuto subire tutte quelle umiliazioni proprio dall'uomo che amava. E' questo l'amore? Lasciarsi distruggere dall'altro? Ma alla fine pongo l'ultima domanda: Lo ha perdonato?

- “Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato”











Il 21 aprile 1924 durante una tournée americana Eleonora Duse si spense  a Pittsburgh , sola, in una camera d'albergo così come in una camera d'albergo venne alla luce.








6 commenti:

  1. Che tè intenso Verbena. Mi piace passare di qui e leggere le tue interviste, sembrano ancora vivi, ma forse lo sono nel cuore 😉
    Ciao
    Marina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si Marina, io costruisco le domande su frasi che traggo dalle loro biografie e che loro hanno veramente pronunciato. Grazie per aver lasciato il tuo commento. Ciao

      Elimina
  2. Very interesting life!! I did not know anything about this lady but I am about to go and do a search for information. Thank you for sharing. Good Sunday to you. xx

    RispondiElimina
  3. INTERVISTA STRAORDINARIA! Ho letto più volte la raccolta di Lettere che è stata pubblicata postuma e che Gabriele aveva a lei scritto durante tutti gli anni della loro relazione, ma non avevo mai sbirciato tra le sue foto.
    Brava Verbena! Sempre complimenti per questa tua rubrica originale e che offre così tanti spunti <3

    RispondiElimina
  4. Grazie cara, commenti come questo fanno bene al cuore. Un bacio

    RispondiElimina

Comments are most welcome! Constructive discussion is always encouraged but off topic or hateful remarks will be deleted.